Viaggi in Peru VIAGGI DI GRUPPO 2008 Referenze ClientiChi Siamo Foto Peru Alberghi Tipo Mappe del Peru
VIAGGI IN PERU VIAGGI E INFORMAZIONI SUL PERU VIAGGIARE IN PERU CONOSCERE IL PERU VIAGGI DI GRUPPO IN PERU VIVERE IL PERU ATTRAZIONI TURISTICHE ED ARCHEOLOGICHE DEL PERU PERU VIAGGI E INFORMAZION SU CUSCO E MACHUPICCHU VIAGGI CLASSICI IN PERU VIAGGI AVVENTURA
Informazioni su...


Pasco Perù


Junin Perù

Machu Picchu Perù


Cammino Inka Cusco


Valle Sacra
degli Incas


Ucayali - Perù

   

ALLA SCOPERTA DI VILCABAMBA

   
 

   

Martedí 24 giugno 1572, il generale Martín Hurtado de Arbieto ordinó che l'intera spedizione si disponesse in compagnie con i loro capitani, e an­che gli indios alleati con i loro gene­rali...
Si misero in marcia prendendo l' artiglieria e alle dieci entrarono nella cittá di Vilcabamba, a piedi, giacché si trova nel territorio piú aspro e selvaggio, assolutamente ina­datto al cavalli». É la cronaca della conquista di Vilcabamba, narrata dal cronista spagnolo Martín de Murua. Situata all'interno della foresta amazzonica, la cittá era stata la capi­tale della regione ancora non invasa dagli Spagnoli e rimasta saldamente in mano agli Incas.

I conquistadores trovarono una cittá deserta: «tutti gli uomini e le donne indios erano fuggiti via e si erano nascosti nella giungla pren­dendo quanto potevano. Bruciarono il resto del mais e del cibo che si tro­vaya nei magazzini per cui, guando arrivó la spedizione, tutto stava an­cora fumando. Il tempio del sole, do-ve c' era un idolo importantissimo, era bruciato». Con gli indios era fug­gito da Vilcabamba anche l'ultimo sovrano inca, Tupac Amaru, che ave-va guidato la resistenza contro gli in­vasori. La vittoria quindi era solo parziale e andava completata con l' arresto del fuggitivo, attorno al quale si sarebbe potuto unire nuova­mente il popolo inca.

Sulle sue tracce si pose il capita-no Martín García de Loyola al co­mando di 40 soldati scelti. L' inse­guimento proseguí per giorni in zo­ne selvagge sconosciute agli Spa­gnoli e poco note all' Inca, fino a guando: «una sera, alle nove, due soldati mestizos che erano in avan­scoperta, di nome Francisco de Chavez e Francisco de la Peña, videro bru. ciare un fuoco da campo in lon­tananza. Si accostarono cautamente fino a raggiungere il luogo dove Tu­pac Amaru e sua moglie si stavano riscaldando. Giunsero su di loro, ma per non agitarli si mostrarono molto cortesi, dicendo che non sarebbero stati inflitti loro alcuna offesa o mal­trattamento». Nonostante le assicu­razioni, il 24 settembre 1572 Tupac Amaru venne decapitato a Cuzco: l'evento segnó la fine dell'esperien­za di Vilcabamba, che vale la pena di raccontare in quanto rappresentó il simbolo della resistenza all'avanza­ta spagnola nonché il tentativo di coesistere con i nuovi arrivati.

La cittá, inizialmente un modesto villaggio nella foresta amazzonica, era stata scelta dal sovrano inca Manco come capitale di un territorio, non ancora invaso dagli Spagnoli, nella speranza che qui la sua gente potesse essere «al sicuro dai Cristia­ni», e «non avrebbe piú udito i nitri­ti e lo scalpitio dei loro cavalli, e le loro spade non avrebbero piú marto­riato il suo popolo».
Il centro si sviluppb rapidamente: vi vennero edificati monumenti de­gni di nota nelle cronache dell'epo­ca. Martín de Murua ricorda, in par­ticolare, un palazzo su diversi piani interamente affrescato e una piazza di ampiezza notevole. Il sovrano do­ vette sentire comunque di nuovo il nitrito e lo scalpitio dei cavalli: un corpo di spedizione spagnolo riuscí a raggiungere la nuova capitale (luglio 1539), fece prigionieri illustri tra cui un fratello e la coya (moglie princi­pale) di Manco, ma subito dopo pre­ferí ritirarsi.
Qualche anno dopo a Vilcabamba il potere pass') di mano; ucciso a tra­dimento Manco (fine del 1544 o ini­zio del 1545), il regno venne affida­to al reggenti di S ayri-Tupac, l'erede legittimo di soli cinque anni. Le au­toritá spagnole iniziarono trattative per arrivare pacificamente alla solu­zione del problema Vilcabamba. I tentativi sembrarono avere suceso quando Sayri-Tupac, raggiunta la maggiore etá, venne incoronato e ac­cenó di lasciare la foresta amazzoni­ca per trasferirsi a Cuzco. Ma nel 1561 il giovane Inca morí, forse av­velenato. A Vilcabamba venne elet­to Titu Cusi come nuovo Inca: il ca­so era aperto di nuovo.
I politici spagnoli erano indecisi se riprendere le trattative o scegliere l'opzione militare. Scelsero la prima soluzione e dettero inizio a colloqui diplomatici particolarmente laborio­si culminati nel trattato dell' Acobamba (1566). La morte naturale ma improvvisa (1571) di Titu Cusi mutó ancora una volta il corso degli avve­nimenti: per gli Incas, infatti, anche questo sovrano era stato ucciso dagli Spagnoli e si tornó immediatamente a una situazione di estrema tensione.

   
   

Il nuovo viceré, Francisco de To­ledo, condivideva poco la linea di comportamento dei suoi predecesso­ri ed era da tempo favorevole a una soluzione militare. La condizione ve­nutasi a creare gliene offrí il pretesto. La campagna militare partí, ebbe pieno successo e si concluse con l'ar­resto e la decapitazione dell'ultimo Inca, Tupac Amaru.
Durante tutti questi accadimenti era nata la fama di Vilcabamba: per gli Incas indicava il paese della li­bertó da cui sarebbe potuta partire una immaginaria riscossa, per i loro avversari era il luogo dove si suppo­neva la presenza di immense ric­chezze, lí portate in salvo dall'Inca ed incrementate dalle continue in­cursioni nei possedimenti spagnoli. La realtá era diversa sia riguardo al-le speranze degli Incas sia riguardo alle aspettative della seconda gene­razione di conquistadores. Ma en­trambe le parti avevano bisogno di alimentare l'illusione e cosí il mito di Vilcabamba é giunto fino a noi.

Di Vilcabamba rimase il mito, ma ancló perduta l'ubicazione. Alla sua ricerca si mossero avventurieri, viag­giatori e archeologi, tra cui Hiram Bingham. Professore a Princeton e a Yale Nel 1911 si recó in Perú e sco­prí Machu Picchu, Vitcos, Chuqui­palta ed Esperitu Pampa. Identificó Machu Picchu proprio con Vilca­bamba. La sua ipotesi é stata ritenu­ta valida dalla maggioranza degli studiosi per oltre 50 anni.
Negli anni Sessanta un altro esploratore americano, Gene Savoy, ha avanzato dubbi sull' identificazio­ne e ha proposto di riconoscere ]'ul­tima residenza degli Incas nelle ro-vine di Esperitu Pampa. Oggi é que­sta l' ipotesi ritenuta piú valida, l'av­valorano osservazioni di carattere to­pografico e le caratteristiche delle rovine riportate alla luce che con­cordano con quelle ricordate per Vil­cabamba nelle cronache dell'epoca.
Soltanto Dio e noi conosciamo le privazioni, le soffe- renze, la fame, la rete che abbiamo patito in questi tre anni. Sono colmo di ammirazione per lo spirito umano che é stato ca-pace di resistere per cosí lungo tem­po a queste prove terribili. Fummo costretti a mangiare insetti, serpenti, rane, lucertole, vermi, erbe, radici e a divorare carne umana contravve­nendo alía legge di natura... A un certo momento fummo ridotti tal­mente male da bollire e mangiare pelli di cervo con le quali gli indiani realizzavano gli scudi». Cosí nel 1538 Philipp von Hutten, giovane aristocratico tedesco, scriveva al pa­dre raccontando del suo viaggio in cerca dell'Eldorado. Quando egli ar­rivó in Venezuela, il mito dell'Eldo­rado, la leggenda di un paese con cittá costruite in oro e dove anche le strade erano pavimentate con gemme si era giá diffusa.
Il 24 febbraio 1529 Ambrosius Dalfinger assunse il governatorato del Venezuela per conto dei banchie­ri Welser, al quali la regione era sta­ta affidata dall'imperatore Carlo V, in cambio dell'aiuto finanziario ri­cevuto. Dalfinger si stabilí a Coro, una modesta cittadina sulla costa nei pressi della penisola di Paraguana, e da lí partí per le regioni interne. Fu giá nel corso di una prima esplora­zione che il governatore apprese dell'esistenza di un popolo ricco di oro e di smeraldi che scambiavano con le popolazioni stanziate attorno al lago Maracaibo in cambio di co­tone grezzo, coralli, perle e conchi­glie. Nel 1531 una seconda spedi­zione, sempre guidata da Dalfinger, con 130 fanti, 40 cavalieri e centi­naia di servitori indiani riuscí quasi a raggiungere la regione chiamata Xe­rira, famosa per le sue ricchezze. Una ricchezza confermata dal botti­no raccolto, che conosciamo grazie all'elenco che ne fece il contabile della spedizione: «1723 ornamenti • fra grandi e piccoli; un migliaio di orecchini in filigrana d'oro; 2320 spille; 1503 collane; 13 braccialetti d'oro; 16 aquile in oro; 9 statuette-in oro raffiguranti indiani; 5 statuette di donne in oro fino; un grande cemi in forma di testa racchiudente un dia­dema di smeraldi». Il peso comples­sivo dell'oro era di 110 kg: un botti­no di tutto rispetto.

   

In seguito, altre spedizioni si spinsero in terre mai toccate prima dall'uomo bianco, fino a raggiunge­re, con quella capitanata da Gonzalo Jiménez de Quesada, gli Indiani Chibcha, una popolazione che abita­va gli altipiani colombiani. Ed é pro­prio dai racconti intorno ad un particolare rito praticato da queste genti che nacque il mito dell'Eldorado quale, come vedremo, si fonda su piú di un malinteso. I Chibcha, infatti, contrariamente a quanto immagina­vano i conquistadores, non possede­vano affatto miniere d'oro e la loro ricchezza era basata, assai piú pro­saicamente, sul commercio del sale. Perché aflora gli Europei si convin­sero che fosse qui il centro da cui proveniva la straordinaria ricchezza d'oro degli Indios? Una cinquantina di chilometri a nord di Bogotá, cir­condato da colline desolate, si trova il misterioso lago di Guatavita. Quando i bianchi giunsero nella re­gione, presso gli indigeni era ancora vivo il ricordo di un importante rito che si svolgeva sulle sponde del lago e che aveva come protagonista un «uomo d'oro». Ecco come, un croni­sta spagnolo dei primi del Seicento riporta il resoconto di un testimone che aveva partecipato al rito: «il pri­mo viaggio che dovette intraprende­re fu alla grande laguna di Guatavi­ta, dove rese offerte e sacrifici al de­mone che essi adoravano come loro dio e signore. Durante la cerimonia alla laguna costruirono una zattera di giunchi, abbellendola e ornandola con i loro oggetti piú belli... La la­guna era vasta e profonda, tale da po­ter essere navigata da un' imbarca­zione dai fianchi alti carica di un'in­finitá di uomini e donne sontuosa­mente vestiti con belle piume, plac­che e corone d'oro... A quel punto spogliarono l'erede al trono dai suoi abiti e lo unsero con del terriccio vi­schioso che cosparsero poi di polve­re d'oro, ricoprendogli cosí tutto corpo con il metallo. Lo sistemarono a bordo della zattera su cui egli restó immobile, e poggiarono ai suoi pie-di un gran mucchio d'oro e di sme­raldi affinché ne facesse offerta al suo dio. Insieme a lui, salirono sull' imbarcazione quattro influenti personaggi interamente abbigliati con piume, corone, braccialetti, ciondoli e orecchini in oro puro. An­ch' essi erano nudi e ciascuno regge­va un' offerta. Quando la zattera la­sció la riva, ebbe inizio la musica, con trombe, flauti e altri strumenti, accompagnata da canti che facevano tremare le montagne e le valli, fin­ché, guando la barca raggiunse centro della laguna, essi alzarono la bandiera per imporre il silenzio. L'indio ricoperto fece allora la sua offerta, gettando tutto l'oro in mezzo al lago e i capi che lo scortavano fe-cero lo stesso con i loro doni. Con questa cerimonia il nuovo governan­te fu accolto come signore e re». Se­condo un'altra testimonianza, lo stesso El Dorado si immergeva nel­le acque e vi restava fino a guando la polvere d'oro di cui era ricoperto non si era sciolta depositandosi sul fondo del lago.
Verso la fine del 1500 un com­merciante di Bogotá, Antonio de Sel­puveda, decise di svelare una volta per tutte il mistero dell'Eldorado. In precedenza, dopo essersi imposses­sati dei tesori appartenuti agli indi­geni, i conquistadores avevano ten-tato di dragare il lago, convinti com'erano che sul fondo doveva gia­cere una quantitá d'oro inestimabile. Ma l'impresa del Sepulveda fu an­cora piú radicale: egli fece praticare un profondo vareo sul bordo del la­go (ancora oggi ben visibile) da cuisarebbe dovuta defluire tutta l'acqua. Ma, dopo che il livello del lago si era abbassato di una ventina di metri, una frana richiuse 1' apertura, provo­cando numerose vittime. Il progetto venne allora abbandonato, ma intan­to alcuni oggetti preziosi emersi dal­le acque vennero inviati in Spagna, al re Filippo II. Tra essi figurava uno smeraldo «della grandezza di un uo­vo di gallina».
Con il trascorrere del tempo il ri­cordo del rito indiano si affievolí e il nome del suo protagonista, l'El Do­rado, venne inteso come il nome di un luogo – Eldorado – nascosto nel­le valli e negli altipiani delle Ande o nella folta vegetazione dell'Amaz­zonia. Ed é in quest'ultima regione che si riversarono schiere di esplora­tori e di avventurieri alla ricerca del-la cittá dove anche «le pentole erano d'oro». Tra questi va ricordato alme­no l'inglese Walter Raleigh, che ac­cettó la scommessa dell'Eldorado per tornare nelle grazie della regina Elisabetta I d'Inghilterra e per fron­teggiare una difficile situazione fi­nanziaria. Il 5 febbraio 1595 salpó da Plymouth convinto che avrebbe trovato fungo il fiume Orinoco «cittá piú ricche e piú belle e templi piú adorni d'oro di quelli che trovarono Cortés in Messico e Pizzarro nel Perú e il trionfo sfavillante di questa con­quista eclisserá tutte quelle della na­zione spagnola». Dopo due tentativa falliti (un secondo viaggio si era svolto nel 1617-1618) Sir Raleigh cadde in disgrazia e venne giustizia­to.

Le sue spedizioni chiusero il pe­riodo piú intenso della ricerca dell'Eldorado, ma vi é ancora chi si ostina a cercarlo: tanto grande puó essere la forza di un mito.

   
 

Per gli amanti dei viaggi terrestri...
Una sezione per gli amanti del trekk. in montagna e tra paesaggi...
Una sezione di emozioni nella natura amazzonica peruviana...
Una sezione per chi ama camminare e divertirsi da loco responsabile...
Una sezione per chi ama conoscere la storia, archeologia, tradizioni e beneficienza...
Una sezione classica importante studiata con le zone più importanti e costi interessanti
Una nuova sezione MIX per chi ama conoscere la storia dal principio...
Una nuova sezione NORD per chi ama i viaggi tra la natura e la storia per vivere Avventure Responsabili
Una grande e fantastica zona TUTTA DA SCOPRIRE DEL MAGICO PERU NORD
 

lta

PERU
PARADISE
TRAVEL

Italiano
Français
English
Espanol

Documento sin título
Escursioni Alternative
Comprare in Loco
Referenze Clienti
Sergio Pessolano
Ricordando un Amico
Crea il Tuo Viaggio
La Foglia di Coca
La Via Salka
Aldea Infantile
Hotel Tahuantinsuyo
Mappe del Peru
Aiutamo il Pianeta

Crea il tuo viaggio

Consulente in Italia

Viaggi in Peru VIAGGI DI GRUPPO 2008 Referenze ClientiChia Siamo Foto Peru Alberghi Tipo Mappe del Peru
PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU INFORMAZIONI PERU
E-mail: m.mosca2@virgilio.it
E-mail: mkl@peruviaggi.info
E-mail: paradise@informazionisulperu.info
Web Page: www.peruviaggi.info

Per tutti coloro che desiderano conversare direttamente con i Responsabili di PERU PARADISE TRAVEL: Sig. Michele o Sig.ra Nancy, chiamare al seguente numero telef.: 0051-74-600801 / 0051-74-600802 dalle ore 15.30 alle ore 22.00 ORA ITALIANA
Cell: 0051-84-984950078 - 0051-84-984950076

Id. Yahoo: michelemparadise@yahoo.it

TELEF. EMERGENZA NOTTURNO: 0051-74-452614
Telefax Chiclayo: 0051-74-452614
Telefax Cusco: 0051-84-261411


Todos los Derechos Reservados - Cualquier copia en su totalidad o fragmentos de estos textos estarán sujetas a las Normas Legales Nacionales e Internacionales. Patentada por Michele Mosca y Nancy Farfán.

Realizado por: Willard Tamay G. y Michele Mosca Hecho en Chiclayo-Pimentel - Perú - ACTUALIZADO: 16-Gennaio-2008 10:41 am