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La coca in igiene
Una pianta coltivata con tante cure da tempo immemorabile, una pianta le cui foglie furono tenute simbolo di divinità; queste foglie il cui uso era riservato ai re, ai sacerdoti e ai loro favoriti; queste foglie di cui si fa grande commercio e delle quali sono per fornirsi le farmacie anche d'Europa, queste foglie debbono possedere dei pregi rari e superlativi. Infatti è così. Il maggior pregio riconosciuto in esse è quello di servire di alimento e di stimolante.
Dicesi che l'Indiano coll'uso soltanto della Coca sopporti lunghe ed aspre fatiche: per essa può correre, guida al viaggiatore su e giù per le chine de' monti: per essa può vegliare a lungo senza soffrire: per essa digerisce gli alimenti più grossolani; con essa brava le più sinistre vicende atmosferiche: con essa in fine si conforta, si rafforza sì fa lieto, e prende nuova lena a sostenere disagi e fatiche.
L'indigeno prende una piccola quantità di foglie (una o due dramme), le mastica formando una specie di bolo che chiama acullico , a cui unisce un frammento di materia alcalina (patate cotte e cenere ricca di potassa) detta llipta . |
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Questa sostanza alcalina serve a facilitare la secrezione della saliva e a rammollire le foglie di quella Coca d'inferiore qualità talvolta assai dure. Allo stesso scopo si fa uso della calce viva come succedaneo alla llipta .
Le foglie di Coca, raccolte in una borsa di pelle, sono il compagno indivisibile degli indiani del Perù, della Bolivia, della Repubblica Argentina e di altre Province. L' acullico all'indiano è cibo, è stimolo, è digestivo, è conforto, è tutto. Qualunque privazione per l'indiano, fuorché quella delle foglie della Coca. In alcuni luoghi le foglie si polverizzano nel mortaio e si conservano in un involto erbaceo miste alla cenere della Cecropiapalmata .
Secondo il Mantegazza, i più temperanti ne consumano da mezz'oncia ad un'oncia al giorno, divisa in due razioni, colle quali si preparano al lavoro della mattina e al riposo della sera. Non è vizioso però quell'indiano che ne consuma anche due, tre e quattro once al giorno.
Rapporto ad igiene si dice che l'uso abituale della Coca rende bianchissimi i denti; e il Mantegazza, oltre offrirne esempi, lo accerta per prove fatte sopra sé stesso.
La Coca facilita mirabilmente la digestione. "Cinque o dieci minuti dopo aver cominciato l'uso della Coca, dice il Mantegazza, un'esaltazione benefica ci annuncia che il processo digestivo si fa con maggiore facilità e prestezza del solito"... "la Coca non precipita la digestione, non la stimola irritando ad un'azione soverchia, perché io, dopo aver fatto uso quasi quotidiano di essa per due anni, non ho mai rimarcato ch'essa irritasse lo stomaco, anche quando era presa in tanta copia. Essa sembra eccitare lievemente il sistema nervoso del sovrano viscere dell'epigastrio togliendo la coscienza del suo lavorio e rendendolo più facile".
Ne occorre la masticazione per ottenere questi benefici effetti nella digestione. Basta far uso di una infusione calda di mezzo grammo di foglie per una tazza comune da caffé in acqua bollente. La stessa Coca può servire per due o tre infusioni successive, preparate però a breve distanza una dall'altra.
Abbiamo delle osservazioni speciali, tutte dovute al celebre prof. Mantegazza. Ecco le principali:
Poca e nulla è l'influenza della Coca sull'intestino tenue e crasso.
L'uso abituale di essa in dosi piuttosto grandi può produrre la stitichezza.
La Coca produce secchezza agli occhi che è prodotta da difetto di secrezione.
Nel non abituato ad usarne si vede apparire sulle membra e pel tronco alcune macchie di eritema semplice, passeggere e affatto innocenti.
Il prof. Mantegazza ha voluto esperimentare sopra sè medesimo l'influenza che esercita la Coca sui moti del Cuore di fronte e in confronto a quella di altre sostanze, acqua, the, mate, caffé, cacao ecc. e venne alla seguente conclusione: l'infusione di Coca eccita il cuore quattro volte più dell'acqua calda e del the, e due volte più del caffé. La Coca oltre ad aumentare il numero dei battiti del Cuore, appena è in una certa quantità, produce una febbre passeggere con aumento di calore e di respirazione.
Ma se la Coca usata in dose conveniente ha tante virtù, l'abuso di essa in dose smodata, produce come narcotico, effetti particolari, notevoli, e singolari. Il prof. Mantegazza descrive per minuto questi effetti per prove fatte sopra sè stesso. Egli volle subire l'ebbrezza cocale dal primo fino all'ultimo stadio, e nella sua opera Feste ed ebbrezze descrive, quasi con entusiasmo poetico, ciò ch'egli provò.
Ne riassumiamo i tratti più interessanti secondo lo scopo di questo scritto.
Dopo aver masticato una o due dramme di Coca si prova un calore tiepido per tutto il corpo e qualche volta un ronzio soavissimo alle orecchie. I poteri nervosi vanno aumentando, la vita si fa più attiva, ci sentiamo più robusti, più agili, più disposti al lavoro. Ben diversamente dalla ebbrezza alcolica pare che "la nuova forza imbeva l'organismo gradatamente in tutti i sensi". L'intelligenza si fa più attiva, non cresce la sensibilità, si eccita il cervello, ma le sensazioni non sono più copiose.
Dalle due alle quattro dramme, dice il Mantegazza, s'incomincia ad isolarsi più dal mondo esterno e si sprofonda in una beata coscienza di godere e di sentirsi in intensamente vivo : si è invitati a sviluppare la forza muscolare, si sente una agilità straordinaria, e il Mantegazza racconta di essere saltato a piè pari su un alto scrittoio con tanta leggerezza da non smuovere ne la lampada , ne i libri che lo ingombravano.
Dopo si ricade in un sopore beato, ma non si perde mai la coscienza di sè stesso.
In questo primo stadio il sonno sopravviene accompagnato da sogni bizzarri. Il sopore può durare anche più di un giorno: si abbrevia col caffé, il the e il mate.
Si ritiene che la Coca possa guarire l'ubriachezza degli alcolici, e il Mantegazza lo assevera: non ammette però l'opposto, cioè che il vino possa guarire l'ebbrezza cocale.
Il celebre scrittore volendo passare all'ultimo suo stadio ha masticato 18 grammi in un giorno di Coca e confessa di aver trovato questo piacere di gran lunga superiore a tutti gli altri conosciuti di ordine fisico .
E qui descrive la straordinaria felicità che provava, pur conservando la coscienza di sè medesimo, le immagini bizzarre che gli si presentavano, le apparizioni, una fantasmagoria, e finalmente il delirio più gaio del mondo .
Tre ore di sonno bastarono a ritornare nello stato normale: riprese le sue occupazioni senza dar segno di ciò che aveva subito. Rimase però sotto l'influenza della Coca 40 ore senza prender cibo alcuno e senza sentir debolezza, abbattimento e languore.
Non seguiamo, nemmeno un riassunto, il Mantegazza nelle particolarità cime descrive della fantasmagoria, ne su altre esperienze fatte sopra animali ecc... ma trascriviamo l'azione fisiologica della Coca e le sue applicazioni igieniche:
- La Coca esercita sul ventricolo un'azione stimolante particolare per cui facilità assai la digestione.
- In alta dose produce aumento di calore, di polsi e di respirazione e quindi vera febbre.
- Essa può produrre un leggiero grado di stitichezza.
- In dosi mediocri (da tre a sei grammi) eccita il sistema nervoso in modo da renderci più atti alle fatiche muscolari e ci dà una resistenza massima contro le cause alteranti esterne, facendoci godere uno stato di calma beata.
- In dosi maggiori la Coca produce allucinazioni e vero delirio.
- La Coca possiede la preziosissima qualità di eccitare il sistema nervoso e di farci godere colla sua fantasmagoria uno dei maggiori piaceri della vita senza che tenga dietro abbattimento di forze.
- Probabilmente essa è atta a diminuire alcune secrezioni.
Le applicazioni igieniche della Coca si deducono facilmente dalla sua azione fisiologica e furono già determinate in America dall'esperienze di molti secoli. Rimane all'Europa l'appropriarsela, essendo essa un vero tesoro del Nuovo mondo da mettersi al livello dell'oppio e della corteccia peruviana, di cui ha comune la patria.
L'infusione calda di foglie è la bevanda più salubre da prendersi dopo il pranzo, specialmente quando si ha lo stomaco debole e si sono oltrepassati alquanto i limiti della temperanza.
Il the di Coca preso abitualmente ha l'immenso vantaggio di attutire la sensibilità eccessiva, per cui lo raccomando alle creature vaporose e sentimentali del bel sesso.
La Coca masticata di poche dramme ci fa atti a resistere al freddo, all'umidità e a tutte le cause alteranti dei climi e delle fatiche; e per ciò si dovrebbe caldamente raccomandare ai minatori ed a quelli che viaggiano nei paesi paludosi o nelle regioni polari.
La Coca ci rende atti a sopportare gravi fatiche e ci ristora dell'esaurimento di forze, che tiene dietro al consumo di correnti nervose. Io lo credo, senza esitare, l'alimento nervoso più potente.
Usata in alte dosi può render lieta la vita, facendoci passare alcune ore di vera felicità e senza che in questo offendiamo menomamente la morale più scrupolosa. Il vino usato qualche volta fino alla parte dell'ebbrezza non ci fa colpevoli, ma la Coca masticata fino a farci godere della fantasmagoria non ci fa accusare di viziosi.
La Coca ad alte dosi non deve usarsi da chi soffre di congestioni cerebrali o ha tendenza all'apoplessia. Usata in infusione e innocente per tutti.
L'abuso della Coca continuato per alcuni anni può produrre l'ebetudine e la demenza. Non ho potuto mai osservare alcun inconveniente nelle funzioni degli organi digerenti. |
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