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Viaggio di Valentina e Roberto |
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Dopo il bellissimo viaggio di nozze in Australia dell'anno scorso, io e Roby questa volta scegliamo il Perù.. Un nome che già da solo evoca mitiche memorie: gli Incas, Machu Pichu, il Lago Titicaca sono luoghi che sono riportati già nei primi libri di storia e geografia e per due come noi, che, alla fine, rispettivamente in geografia e storia, si sono pure laureati, hanno sempre avuto un certo fascino…e così, scegliamo questa terra, con un viaggio che, a detta di molti, potrebbe rivelarsi difficile e stancante, soprattutto per le altitudini proibitive e il clima e, non meno importante, per il recentissimo e fortissimo terremoto del 16 agosto, che ha completamente distrutto la zona di Ica, Pisco e Chincha e ci ha costretti a cambiare parte del nostro itinerario.
Per l'organizzazione di questo bel viaggio ci siamo affidati alla Perù Travel Paradise di Michele Mosca, un italiano, che ha sposato una peruviana e, ormai da diversi anni, organizza viaggi, tramite internet, in quella che è diventata la sua nuova patria. L'organizzazione, come avevano potuto capire già dai primi contatti via mail, si è rivelata ottima: abbiamo potuto svolgere un viaggio completamente su misura, in due, molto ricco e vario, che ci ha permesso di visitare le maggiori zone di interesse, affiancati da guide e autisti gentili e preparati, che ci hanno scorrazzato da una parte all'altra, assecondando sempre le nostre esigenze.
Il Perù è un paese che ti rimane dentro, con i suoi paesaggi e la sua gente, povera, ma sempre sorridente; un paese che ti colpisce per la storia delle sue innumerevoli civiltà (gli Incas sono arrivati solo dopo molti altri!!), per le sue grandi potenzialità e ricchezze, che purtroppo sono in mano ad una classe ristrettissima della popolazione, mentre la maggior parte vive in condizioni estreme; un paese che ti rapisce con i suoi colori, la sua musica, i suoi mercati…insomma, le fatiche del viaggio vengono ampiamente ricompensate da un grande arricchimento! E ora passiamo al viaggio, che si è svolto dall' 08/09/2007 al 29/09/2007. Volo IBERIA, prenotato tramite il corrispondente italiano di Michele Mosca con partenza da Milano Linate, scalo a Madrid, arrivo a Lima e ritorno su Malpensa. Nel dettaglio: 08/09/2007 Partenza alle 4 del mattino per raggiungere Linate, arrivo all'aeroporto alle 6, subito check-in dei bagagli grossi e poi colazione. Alle 7, altro check-in e ci mettiamo ad attendere l'imbarco. Le 2 ore di volo per raggiungere Madrid passano in fretta. Arriviamo alle 10.20 e, anche qui, come a Francoforte, scopriamo che dobbiamo prendere un trenino interno per raggiungere il terminal satellite 4S. Ci vuole parecchio, così come per arrivare alla porta R del nostro gate. Ci mettiamo in coda, ma il gate non apre.. Il volo dovrebbe partire alle 12.40, ma ancora nessun aereo si avvicina al nostro punto di imbarco. Finalmente, alle 12.30, possiamo salire e prendere i nostri posti finestrino. Scopriamo che il ritardo era dovuto ad una mancata chiusura delle porte.. Problema ora risolto… almeno così ci dicono e noi speriamo caldamente!! Purtroppo ogni sedile non ha il suo mini - schermo, ma c'è solo quello grande con film in inglese e spagnolo. Il servizio lascia un po' a desiderare, nel senso che, dopo averci servito il pranzo, le hostess scompaiono e, se si vuole qualcosa, bisogna andarselo a prendere in cucina. Il volo passa leggendo molto e dormicchiando e poi chiacchierando con 2 ragazzi di Sanremo, seduti dietro di noi. Una volta atterrati, ritirati un po' di soles dall'ATM e i bagagli, vediamo propriamente un 'muro' di gente con cartelli pieni di nomi e cognomi…sono talmente tanti che sarebbero da foto!! Finalmente scorgiamo Marvin, con il cartello della Peru Travel Paradise e, insieme ad un'altra coppia di italiani di Bra, che erano sul nostro stesso volo e saranno nel nostro stesso hotel, veniamo portati a Miraflores, al Gran Hotel 'La Faraona'. Appena usciti dall'aeroporto, Lima ci si presenta con una realtà molto diversa dalla nostra…c'è un sacco di traffico, moto, pulmini di ogni recente, taxi che si infilano da tutte le parti, suonando continuamente il clacson… siamo nel quartiere del Callao e c'è molta gente per strada: bambini che chiedono le elemosina ai semafori.. Insomma, il primo impatto è un po' forte, almeno per noi, che ci rechiamo per la prima volta in Sudamerica. Alla fine, dopo aver oltrepassato il Barranco, la collina che separa alcuni quartieri di Lima dalla Costa Verde, affacciata sul Pacifico, arriviamo nel quartiere - cittadella di Miraflores con luci, negozi, casinò e alberghi. Insomma, un'altra Lima, quella creata apposta per ricevere i turisti. Arriviamo in hotel, che si rivela carino e confortevole (a parte l'umidità che ti entra nelle ossa!!!), dove, dopo la consegna dei vaucher, Marvin ci saluta. In camera, squilla il telefono: è Michele Mosca, che vuole sapere se tutto procede bene! Finalmente, dopo tante mail, sentiamo la sua voce! Sistemate un po' di cose, scendiamo nella hall a prendere l'aperitivo di benvenuto, il pisco sour, con i nostri nuovi amici di Brà e, senza quasi accorgercene, arrivano le 22.15: nanna!! 09/09/2007 La notte è stata molto fredda, ci siamo svegliati presto e abbiamo fatta la nostra prima colazione con il famoso mate de coca, prosciutto, pane e burro. Roby ha pure preso il succo di papaya e le uova strapazzate… io non oso ancora! Ci è venuta a prendere l'italianissima e simpaticissima Giusy, moglie di Marvin, che ci ha portato al terminal degli autobus della Cruz del Sur, dove prendiamo un pullman ci porterà nel cuore della Cordillera andina, a Huaraz, a 3100 mt di altezza. Ma parliamone del pullman! Sedili in pelle comodissimi, coperta, cuscino, servizio a bordo (ci hanno dato da bere l'Inka Cola…abominevole.. Sa di big babol!!!).. L'unico inconveniente: l'aria condizionata sparata a bomba! Durante le 7 ore di tragitto, abbiamo osservato l'infinita periferia di Lima (9 milioni di abitanti!): un susseguirsi di 'favelas', che si arrampicano sulle colline, tante persone, cani randagi, baracche di mattoni di paglia e fango, tetti in lamiera…una povertà veramente estrema.. Una volta presa dalla Panamericana Norte la deviazione per Huaraz, ci ha accompagnati un paesaggio stupendo: abbiamo attraversato valli in mezzo alla Cordillera punteggiate da cactus, con grandi fiumi, altopiani e villaggi: case in adobe e popolazioni che, con le loro terrazze coltivate sono riuscite a rendere abitabile una terra estrema. Superato un passo a 4000 mt, abbiamo cominciato a scendere e siamo giunti a Huaraz (3100mt). Appena scesi dal pullman, ci ha colto un bel mal di testa, ma non abbiamo capito se fosse dovuto all'altitudine o all'aria condizionata, in quanto, presa una pastiglia, ci è passato e non ha fatto più ritorno! Ci è venuti a prendere un altro collaboratore del Sig.Mosca, che ci ha portati al bellissimo Hotel Colomba, costituito da tanti mini - appartamenti affacciati su un bel giardino. Dopo aver fatto un piccolo giro per la città, siamo tornati in albergo, dove ci siamo fatti un bellissimo bagno nella vasca idromassaggio, abbiamo mangiato hamburger e patatine fritte e ci siamo bevuti una bella tisana di manzanilla (camomilla!) per aiutare la digestione. Alle 20.30 eravamo a nanna!! 10/09/2007 Sveglia presto.. Direi che siamo ancora un po' scombussolati dal fuso! Colazione con pane e prosciutto e l'immancabile mate de coca. Ore 8.30 appuntamento con Gabriel, la nostra guida e Manuel, il nostro autista. Oggi dobbiamo andare a visitare Chavin de Huantar, che si trova a 110 km di distanza da Huaraz, ma la strada che li collega è molto tortuosa, sconnessa e male asfaltata, tanto che, per raggiungerlo, ci vogliono più di 3 ore! Il paesaggio è fenomenale: nel primo tratto abbiamo la Cordillera Blanca a destra e la Negra a sinistra, poi abbandoniamo quest'ultima e attraversiamo la prima.. Vediamo un sacco di ghiacciai, faglie tettoniche, fino a che ci fermiamo alla laguna Querococha, a 4009mt. Scendiamo dalla macchina, prendiamo un bel mate caldo, perchè fa veramente freddo e constatiamo che, per ora, non abbiamo nessun sintomo di soroche.. Speriamo di continuare così! Vediamo le capanne dei pastori, che allevano mucche e vivono in condizioni estreme, incontriamo donne con il loro bimbo dentro alla fascia legata sulle spalle: la loro pelle è segnata dall'altura, dagli sbalzi termici e dalla fatica, ma così abbigliate, hanno davvero una grande dignità e risultano bellissime! Ci fermiamo poi sul punto più alto del tragitto, a 4516mt, dove scattiamo la foto di rito, attraversiamo un tunnel di 400mt e ci troviamo di fronte una strada a tornanti che scende lungo le pendici della valle: la Cordillera è proprio maestosa! In alcuni villaggi, vediamo i minatori, che estraggono il carbone; il loro stipendio medio mensile è di 110 dollari, lavorano in condizioni estreme, senza alcuna protezione e si ammalano subito, in quanto stanno moltissime ore dentro le miniere per cercare di estrarre 1 tonnellata di carbone la settimana, per ricevere la paga. Scendiamo sempre più e vediamo tutte le terrazze coltivate, nei pressi di Chavin de Huantar, fino a che non arriviamo a destinazione per le 12. Ci fermiamo a mangiare a 'Chavin Turistico', su consiglio di Gabriel e prendiamo un lomo (manzo) saltato con riso e verdure: buono! Roby prende pure il dolcino: un tortina, chiamata alfajor, di latte, ottima! A fine pranzo, immancabile mate de coca. In 2 spendiamo 27 soles: 6.50€! Iniziamo, a questo punto, la visita di Chavin de Huantar, con la guida di Gabriel, che ci spiegherà moltissime cose e il tutto rimarrà davvero interessante. Chavin era un centro cerimoniale, appartenente appunto alla civiltà Chavin (forse la più antica del Perù, risalente a 1000 a.C.). Le cose più impressionanti sono la precisione con cui è stata costruita la piazza quadrata, che risulta essere quasi perfetta e tutto il sistema di gallerie sotterranee, dove venivano conservati gli alimenti, per l'ingegnoso sistema di ventilazione o tenuti i prigionieri. In alcune di queste gallerie scorreva pure l'acqua, che era stata deviata da un vicino fiume. Insomma, ancora una volta, le civiltà antiche rivelano tutte le loro grandi capacità! Finita la visita, ci rimettiamo in cammino e facciamo la stessa strada accidentata dell'andata, per un pezzo anche sotto la pioggia e rientriamo stanchissimi in albergo! Come primo giorno di visita tra i 3 e i 4000mt direi che è stato bello intenso! Mangiamo una zuppa di asparagi e patate fritte in albergo e alle 21 siamo già nel mondo dei sogni! 11/09/2007 Sveglia come sempre presto e alle 8.30 appuntamento con Gabriel e Manuel. Per prima cosa, visitiamo in Huaraz un mercato, che rimarrà il più bello, perché il meno turistico tra tutti quelli che vedremo, con tutta la gente delle campagne che vende i suoi prodotti. Proseguiamo poi verso Carhuarz, dove si può mangiare il 'gelato ecologico', fatto con il ghiaccio del ghiacciaio dell'Huascaran, la montagna più alta del Perù. Percorriamo una bellissima strada con vista sulla Cordillera Blanca, ma siamo costretti a fare un pezzo di sterrato, per evitare i continui controlli della polizia, che richiede un piccolo contributo di 20 soles come lasciapassare! Arrivati a Yungai, prendiamo una deviazione per la laguna di Llanganuco: 25 km di sterrato con 1400mt di dislivello! Yungai è a 2400, mentre la laguna è a 3850! Entriamo nel Parco Nazionale dell'Huascaran e, dopo pochi km, si apre davanti a noi lo spettacolo di questa laguna di colore turchese, contornata da ghiacciai! Fa freddo e siamo costretti (con nostro sommo dispiacere ) a comprarci i cappellini di lana con le orecchie lunghe, i famosi chullos! Per la prima volta, ci accorgiamo di essere così in alto! Stiamo qui un'oretta e facciamo il sentiero intorno alla laguna.. Il panorama è propriamente 'mozzafiato'!!! abbiamo anche la possibilità di vedere un'altra laguna poco più in là, detta 'Laguna maschio', più piccola, ma bellissima lo stesso! Ripercorriamo lo sterrato e ci fermiamo a mangiare a Yungai Nuova, al Ristorante Apomayo, ma io qui comincio a sentire i primi sintomi… la maledizione di Montezuma mi ha colpito!! Roby mangia di tutto, qui ha preso il cuy, il porcellino d'India, ha assaggiato la chica morada, la bevanda di mais, il mais fritto e sta benissimo! Io, che sto attenta a tutto e mi lavo pure i denti con l'acqua in bottiglia, sono stata colpita.. E va beh! passerà!! Visitiamo quel che resta della vecchia Yungai: questa città, dopo il terremoto del 1970, è stata completamente sepolta da una colata di ghiaccio e fango scesa dall'Huascaran. Oggi è possibile camminare sul corpo di frana e vedere la chiesa sepolta.. Cioè, quel che ne resta.. Il 2° piano! Alla fine di questo enorme cimitero, è stata ricostruita la facciata della vecchia chiesa, dalle cui finestre vuote è possibile vedere il bellissimo e maestoso Huascaran, che però, non perdona…solo 300 persone si sono salvate, tutte le altre sono state sepolte dal fango.. Finita questa interessante visita, raggiungiamo Tarica, centro famoso per l'artigiano e, da bravi turisti, compriamo 2 statuette da appendere in casa, tra cui il Dio Chavin! Prima di rientrare in albergo, visitiamo ancora la fiera dell'artigiano di Huaraz, dove facciamo altri acquisti, scelta che si rivelerà ottima, dato che in questa parte del Perù i prezzi sono molto più bassi che nelle zone più frequentate dai turisti! Torniamo in albergo, dove passo la serata visitando diverse volte il bagno e andiamo a letto senza cena alle 20!! 12/09/2007 Sveglia alle 6.00 e partenza per le 7.15. Sto meglio, ma non sono ancora del tutto a posto, per colazione solo un thè! Cominciamo una strada sterrata che da Huaraz ci porterà verso il mare e la costa: 90 km di paesaggi splendidi con vista sulla Cordillera Blanca e l'attraversamento dell'ennesimo passo a 4250 mt! Nella discesa, un piccolo inconveniente: buchiamo una gomma, ma riusciamo presto a sostituirla e continuiamo il nostro percorso. Scendendo, il paesaggio cambia: compaiono cactus e zone desertiche… ci stiamo avvicinando alla brulla fascia costiera! Nei pressi di Casma, visitiamo l'interessante centro cerimoniale di Sechin, o almeno, anche qui, quello che ne resta.. Il tempio, tutto pieno di macabri bassorilievi, raffiguranti guerrieri vincitori e le loro vittime sgozzate, è stato in gran parte sepolto da una frana e sono visibili soltanto le mura esterne. A Casma mangiamo da 'El Tio Sam'; Roby assaggia il 'tacu tacu', un piatto di riso, fagioli e frutti di mare; io.. Riso in bianco! Riprendiamo la strada per Truijllo, tappa di arrivo di questa lunga giornata, facendo una breve sosta nel porto di Chimbote, dove possiamo ammirare l'immane flotta peschereccia. Arriviamo a Truijllo per le 18 e veniamo lasciati nel bellissimo hotel 'Los Conquistadores', vicinissimo alla Plaza de Armas. Dopo esserci un po' rifocillati, andiamo un po' in giro nella via pedonale della città, Avenida Francisco Pizzarro, dove Roby mangia una fetta di torta al limone in una specie di fast food, che lascia un po' a desiderare…anche lui vuole farmi compagnia con lo 'sguaraus', ma nulla! Ogni tentativo fallirà, potrà mangiare qualsiasi cosa, senza avere alcun minimo disturbo! Per le strade non ci sono turisti, ma si gira tranquilli, peccato il caotico traffico e la quantità innumerevole di taxi con relativo continuo suono di clacson! Dopo un controllo delle e-mail, alle 21.30 siamo a nanna! 13/09/2007 Finalmente mangio qualcosina a colazione! Alle 9 partenza per andare a visitare la Huaca del Sole, un tempio in adobe completamente riempito di questi mattoni di paglia e fango e poi la bellissima Huaca de la Luna. Qui è possibile vedere ben 3 templi sovrapposti, ricchi di bassorilievi raffiguranti il Dio Moche (entrambe le costruzioni appartengono, infatti, a questa civiltà pre-incaica), detto 'lo sgozzatore', in quanto, una volta vinta la battaglia, c'era l'usanza che i capi sgozzassero le loro vittime in maniera brutale e ne bevessero il sangue. La Huaca de la Luna è veramente bellissima e siamo entusiasti! A questo punto, partiamo alla volta della meravigliosa cittadella di Chan Chan, appartenente alla civiltà Chimu. Qui visitiamo uno dei 9 templi che sono stati ritrovati (si sta ancora scavando e piano piano, soldi permettendo, si stanno portando alla luce gli altri) e rimaniamo veramente a bocca aperta: prima vediamo un'enorme piazza quadrangolare, dove venivano portate le offerte del popolo ai sacerdoti, poi si passa, attraverso un labirinto, alle abitazioni dei sacerdoti stessi, tutte con in bassorilievo, il disegno delle reti da pesca, uccelli marini e pesci, dopo, si arriva ad una grande vasca in cui affiora l'acqua della falda freatica, con papere e piante galleggianti, infine, si giunge alla zona funebre, dove venivano seppelliti il capo e tutta la sua famiglia. Una volta terminata questa interessantissima visita, andiamo ad Huanchaco, dove mangiamo in un carinissimo ristorante sull'oceano. Roby prende un fritto misto divino e lo invidio tantissimo.. Io ancora riso in bianco e patate bollite…che tristezza!! Dopo pranzo, facciamo un bel giro sulla spiaggia, dove ci sono onde lunghe molto adatte al surf, questo posto d'estate è infatti molto frequentato dagli amanti di questo sport. A questo punto, riprendiamo la Panamericana Norte, dove dovremo trascorrere circa 3 ore per arriva a Chiclayo, dove dormiremo. Chiclayo è una città nuova, senza la tipica struttura quadrangolare ereditata dagli spagnoli, molto caotica e piena di traffico. Come tutte le città attraversate fino ad ora, è preceduta (e seguita) da una lunga periferia di case in adobe abitate dai ceti più poveri. Anche lungo tutta la Panamericana la situazione è molto simile e il pensiero va spesso alle tante vittime del recentissimo terremoto: il numero di perdite è stato così alto, anche, e soprattutto, per la mancanza di case in muratura…speriamo che il Forsur, l'organismo che è stato costituito per risollevare la zona, riesca a farlo veramente e riesca pure a dare la possibilità a queste persone di avere dei moduli antisismici. Preghiamo ancora che il terremoto, nella sua enorme disgrazia, possa essere un modo, con la ricostruzione, per dare nuovo lavoro e per permettere una vita migliore a questa povera gente. Chiudendo questa triste parentesi, torniamo alle cose futili.. Il nostro albergo di Chiclayo, La Casa de La Luna, come tutti quelli avuti fino ad ora, si è rivelato molto carino! Dopo aver usato la vasca idromassaggio (con qualche problemino da parte mia, dato che praticamente mi ci sono cotta dentro, essendomi accorta dopo che la valvola dell'acqua fredda era completamente chiusa!!), mangiamo in hotel e come sempre, nanna alle 21.30! 14/09/2007 Oggi è il compleanno del mio Roby: 30 anni! Dopo colazione, andiamo a visitare il sito delle piramidi di Tucume, a nord di Lambayeche. La visita, come sempre, si rivela interessante e permette di ammirare diverse piramidi tronche in adobe (i mattoni non sono più visibili, perché il fenomeno del niño li ha sciolti), appartenenti appunto alla civiltà Lambayeche. La grandezza del sito si può cogliere salendo sul Cerro Purgatorio, una montagna, famosa anche perché luogo di diversi riti sciamanici, essendo ritenuta carica di energia. Fa molto caldo…e siamo in inverno!! Oltre al sito, nel quale si sta ancora scavando e lavorando per portare alla luce altri resti, si può ammirare il bosco di Pomac, il più grande bosco di carrube del nord del Perù. Ci spostiamo nel centro di Lambayeche, dove, con la guida dell'ottimo Gabriel, possiamo visitare il Museo del Signore di Sipan, un complesso moderno, aperto nel 2002, per raccogliere i resti delle 3 tombe, appartenenti alla civiltà Moche, ritrovate negli anni '90 nella zona di Sipan. I ritrovamenti sono stati fenomenali: bracciali, pettorali, orecchini, maschere, tutti d'oro, oltre a vasi, ornamenti, armi.. Insomma, assolutamente da vedere!! Ritorniamo in albergo, dove abbiamo la camera in day use: ottima scelta! Stasera abbiamo la cena compresa in hotel e poi il volo per Lima alle 21.40, dove torneremo al Grand Hotel la Faraona. Il volo con LAN (ottima compagnia aerea cilena) passa in fretta e all'arrivo troviamo Marvin e il solito clima… 15/09/2007 Alle 7 del mattino partenza per Caral. Il percorso durerà circa 4 ore, perché, dopo un primo tratto sulla Panamericana, dovremo percorrere, tanto per cambiare, uno sterrato! Magicamente, dalla nebbia fina mista a pioggia di Lima, si apre un a bellissima giornata, che ci permetterà di apprezzare pienamente la bellezza del sito. Caral costituisce un insediamento di 3000 anni fa, diviso in diverse parti, con piramidi tronche, abitazioni, magazzini, altari circolari e quadrati. Anche qui, si sta ancora lavorando e scavando, trattandosi di una scoperta molto recente e molto importante, dato che probabilmente rappresenta l'insediamento più antico di tutto il Perù. Terminata la visita, dove delle ragazzine di una scolaresca hanno voluto assolutamente fare una foto con noi (siamo così diversi?;-)), andiamo alla ricerca di un posto per mangiare. Finiamo a Huacho, in un ristorante agreste (tipo un nostro agriturismo…molto 'agri' e poco 'turismo'!), frequentato solo da famiglie locali, dove Roby e Marvin prendono il ceviche de pato, cioè riso e anatra, io una bistecca alla parilla e una specie di salsiccia, ma non gradisco molto.. Alla fine, i 2 mi costringono a mangiare il riso, ma sa d'anatra, quindi, anche qui ho un po' di difficoltà.. Mi prendono tanto in giro e ridiamo allegramente per tutto il viaggio di ritorno! Alle 17, io e Roby decidiamo di andare a fare un giro per Miraflores, percorriamo tutta l'Avenida Larco e arriviamo al Larcomar, il centro commerciale che si affaccia sull'oceano. Dopo un breve giro, mangiamo al Pardo's Chicken, il famoso pollo a la brasa con patate fritte: buonissimo! Finita la cena, torniamo in albergo e alle 21, tanto per non smentirci, siamo a dormire! 16/09/2007 Stamattina sveglia con più calma, dopo colazione, alle 9, ci viene a prendere il papà di Marvin, un signore molto distinto e puntualissimo, che ha il compito di portarci a visitare l'oracolo di Pachacamac, 30 km a sud di Lima. Per arrivarci, percorriamo il lungomare di Lima e vediamo un sacco di giovani che surfano, nonostante il freddo, l'umidità! A Pachacamac, facciamo una visita guidata in spagnolo, con un ragazzo che parla molto lentamente e ci permette di capire tutto. Questo oracolo era un centro utilizzato da 3 culture diverse: Rimac, Wari e poi Incas, dove si recavano, ricche di doni, persone da tutto il Perù per chiedere consulto al Dio. Gli spagnoli, una volta scoperto il sito, hanno trovato un'immane quantità di oro e argento.. Visitiamo il tempio del sole, mentre quello della luna ha subito dei danni per il recente terremoto e risulta poco sicuro. Terminata la visita, siamo liberi e ci rechiamo, ebbene sì, lo abbiamo fatto.. A mangiare da Mc'Donald.. Avevo troppa voglia di panino schifoso, ma con gusto conosciuto! Ritorniamo al Larcomar e poi giriamo a piedi per Miraflores, entrando in negozietti e centri commerciali, dove i prezzi sono molto competitivi.. Tanto che Roby si compra 2 camicie e 1 cravatta! Soddisfatti rientriamo in hotel, dove abbiamo la cena inclusa.. Peccato che passiamo l'oretta prima di mangiare a cercare di asciugare il bucato di ieri…certo che non ho fatto un'ottima scelta a decidermi a fare il bucato a Lima con l'umidità che c'è!! In albergo Roby assaggia il ceviche, mentre io prendo fagottini di pollo con spinaci e formaggio: buoni! 17/09/2007 Sveglia alle 5 per prendere il volo Aerocondor alle 8 (che invece sarà alle 9!) per Arequipa, la città bianca, sita a 2300mt. Ci viene a prendere la simpatica Lourdes, che sarà la nostra guida in questa parte del viaggio. Arriviamo all'albergo, La Posada del Puente, che si rivelerà un piccolo angolo di paradiso nel traffico cittadino, sicuramente il più bel hotel di tutto il viaggio, sia per le stanze e il giardino (con tanto di lama!), che per il servizio: davvero ottimo! Posati i bagagli, andiamo subito a fare un giro per Arequipa, che è proprio una bella città, molto vitale, piena di turisti e negozietti. Arriviamo alla bella Plaza de Armas, dove mangiamo un'ottima empanada con queso e un mate de coca.. È meglio prepararsi a domani! Alle 14, inizia la nostra visita guidata della città: prima ci rechiamo al Mirador di Yanahuara, dove possiamo ammirare i 3 vulcani che circondano la città (il Misti, il Chachani e il Pichu Pichu) e assaggiare un succo di papaya arequipena e di tuya: buoni! Poi, sempre nel quartiere di Yanahuara, visitiamo una bella chiesa in tufo bianco (quasi tutte le case sono costruite con questo materiale, da qui il soprannome di 'città bianca' ) con portale in barocco 'meticcio', che unisce cioè elementi della cristianità a piante, fiori e animali tipici delle Ande. A questo punto, andiamo a visitare il bellissimo Monastero di Santa Catilina. Le monache di clausura alloggiavano in un vero e proprio paradiso! Colpiscono i vari chiostri, le vie colorate di rosso mattone, blu e bianco e i tanti fiori; risulta molto fotogenico e noi non ci facciamo scappare l'occasione di immortalare gli scorci più belli. Visitiamo ancora la Chiesa e la cattedrale dell'ordine dei Gesuiti, poi torniamo in albergo a prendere la giacca (l'escursione termica è forte e, sceso il sole, comincia a fare freschino!) e di nuovo in centro per la terza volta a mangiare! Scegliamo un ristorantino proprio dietro la cattedrale; io provo il 'rocoto relleno', un peperone ripieno di carne e formaggio, l'idea è ottima.. Peccato che sia molto piccante.. Roby prende il filetto di alpaca: buonissimo! Stanchi, rientriamo in albergo e crolliamo! 18/09/2007 Sveglia 'naturale' sempre presto.. Sarà l'altitudine o saranno i mate?? Colazione nel giardino dell'hotel, partenza alle 8.30 alla volta di Chivay. Lungo il percorso, vediamo prima le bellissime montagne arrotondate dalle ceneri vulcaniche delle tante esplosioni che ci sono state nell'era quaternaria; entriamo poi nella Riserva di Salinas e Aguada Blanca, dove incontriamo le vigogne! Questa è l'immagine delle Ande, che ho sempre avuto in testa: altopiani, camelidi andini a pascolare e vulcani sullo sfondo! Vediamo anche diverse zone paludose, popolate di vari uccelli, finchè arriviamo al punto più alto del percorso: 4910mt, più in alto del Monte Bianco! Scendiamo dalla macchina, facciamo la foto di rito e ammiriamo tutte le cime innevate dei vulcani che ci circondano da ogni lato: spettacolo! Nel tragitto, per la prima volta, abbiamo provato a masticare le foglie di coca, ma, dopo 10 minuti che le avevamo in bocca, ci si era addormentata tutta la guancia e la lingua e, dato che il gusto non ci faceva impazzire, abbiamo evitato di continuare, dato che comunque, non sentivamo effetti per l'altitudine. A questo punto, dopo aver incontrato anche una tromba d'aria, cominciamo a scendere e arriviamo a Chivay a 3600 mt. Mangiamo a buffet in un ristorante turistico, dove cerchiamo di tenerci leggeri, anche se ci sono diverse cose che ispirano e fanno venire voglia di essere provate. Facciamo un giro a piedi per Chivay e poi giungiamo al nostro hotel, Il Pozo del Cielo, veramente carino e caratteristico, con una bella sala con camino e camere spaziose, il tutto ben integrato nell'ambiente circostante. Riposiamo 2 orette e poi andiamo alle terme di Chivay.. Subito, l'idea di mettersi in costume con l'arietta che c'è fuori, ci sembra impensabile, ma poi ci decidiamo ed entrare in questa piscina aperta con l'acqua a 38°ed è proprio una bella sensazione! Così ci godiamo il caldo dell'acqua, il fresco dell'aria e le Ande che ci circondano! Rientriamo in hotel, dove abbiamo la cena compresa, prendiamo 2 zuppe di mais e torta all'arancia. In camera ci portano la borsa dell'acqua calda per dormire! Ci servirà! Fa freddo di notte! 19/09/2007 Sveglia alle 5..oggi ci aspettano i condor.. Almeno speriamo ci siano!! Iniziamo il nostro percorso verso la Cruz del Condor, facendo tappa nel villaggio di Yanque, dove sulla piazza ci sono gli abitanti del luogo, che, per noi turisti, fanno la danza tradizionale e sono tutti abbigliati nei loro splendidi costumi.. Sono bellissimi, ma fa tristezza pensare che siano costretti a fare questa cosa tutte le mattine per guadagnare qualche soles.. Purtroppo, ancora una volta, la povertà di questa gente ci colpisce e ci entra dentro.. Visitiamo anche la chiesa, così come quella del successivo villaggio di Maca e, dopo aver fatto qualche sosta ai vari mirador lungo la strada, per vedere la profondità di questo canyon (che è il 2° più profondo al mondo, il primo è sempre in Perù, mentre il famoso Gran Canyon è solo terzo!) tutto terrazzato dalla tribù dei Collaguas, che hanno abitato questa zona nel 1400 d.C., arriviamo alla Cruz del Condor. Ed eccoli: sono già là! Saranno una decina tra maschi adulti e piccoli che imparano a volare, che planano nello strapiombo del canyon e poi sopra le nostre teste: le foto sono di rito e lo spettacolo è molto emozionante, assolutamente da non perdere! Siamo stati proprio fortunati! Non tutti riescono a vederli! Tornati a Chivay, facciamo sosta al mercato locale, dove compriamo pane, formaggio e acqua, che costituiranno il nostro pranzo al sacco di oggi; salutiamo Lourdes e solo con Manuel, l'autista che ci ha guidato in questa parte del viaggio, andiamo verso Puno, sul lago Titicaca, a 3850mt, attraversando paesaggi che rimarranno sempre scolpiti nelle nostre menti. La giornata non è delle migliori e, ogni tanto, piove, ma forse queste condizioni climatiche con forte vento e freddo ci fanno ancor meglio capire l'asprezza di questo ambiente estremo, in cui però uomini, animali e piante sono riusciti ad adattarsi. Pranziamo a 4000mt lungo la strada con tanto vento e freddo e alle 15.30 siamo in albergo, a La Hacienda, in posizione ottimale, perché vicinissimo alla via pedonale e Plaza de Armas. Ci rilassiamo un po' in camera (non dobbiamo dimenticare che siamo quasi a 4000mt!) e poi andiamo a fare un giro per la via pedonale, piena di negozi e ristoranti. Alle 19 rientriamo in albergo, dove mangiamo zuppa di quinoa e poi andiamo a nanna! 20/09/2007 Partenza alle 8 alla volta delle isole degli Uros e di Taquile sul Lago Titicaca. Mauro, la nostra guida per oggi, ci porta al molo, dove ci imbarchiamo su una piccola barca, che ci dice, però, essere tra le più veloci.. Le altre partono alle 7 dal porto di Puno per arrivare contemporaneamente a noi a Taquile, senza fare tappa dagli Uros. Ci fermiamo a prendere quelli che saranno i nostri compagni di viaggio per oggi: una coppia di israeliani con cui chiacchieriamo molto durante il viaggio. Approdiamo su una delle tante isole galleggianti degli Uros (ogni agenzia si reca su una diversa, così da far sì, che tutti possano trarre profitto dal turismo). Appena scendiamo, veniamo accolti dalle famiglie, che, ci dicono, abitano su quest'isola.. Sappiamo che non è così e che tutto è creato ad hoc per i turisti, ma è una bella ricostruzione e seguiamo il racconto di come vengono costruite queste isole galleggianti, solo con l'utilizzo delle canne di totora, che crescono nel lago, con grande interesse. E' stranissimo camminarci sopra.. Sembra di essere su un materasso a molle! Facciamo un giro sul lago con una delle imbarcazioni che gli Uros usano per spostarsi da un'isola all'altra; anch'essa, come tutte le abitazioni, è costruita con la totora e con i resti di bottiglie di plastica. Ci spostiamo su un'altra isola, dove, dietro a delle canne, notiamo dei prefabbricati.. Ecco le vere case degli Uros.. Ma non importa! Il giallo della totora, l'azzurro del lago e del cielo, i bellissimi bimbi e le donne, vestiti con gli abiti tradizionali rendono tutto molto suggestivo e piacevole. Riprendiamo la nostra barchetta e navighiamo alla volta di Taquile: qui la vita è sicuramente più autentica. Non esiste elettricità e gli abitanti si dedicano all'agricoltura, all'allevamento e alla tessitura e, logicamente, anche al turismo! Dobbiamo arrivare sulla piazza principale dell'isola e, per farlo, dobbiamo percorrere 800 metri in salita… da 3850 a 3950.. Non è propriamente una passeggiata a queste altitudini! Comunque la vista sul lago ricompensa lo sforzo! Per arrivare al nostro ristorante, attraversiamo le vie dell'isola e incontriamo donne coi loro veli neri, uomini che fanno la maglia e bambini vivaci e sorridenti che chiedono soles, caramelle e matite colorate. Al nostro ristorante, con vista lago, mangiamo zuppa di quinoa, pesce del lago ai ferri e una tisana per digerire… a questo punto, di tisane, direi, che non ne possiamo proprio più!! Terminato il pranzo, percorriamo in discesa i famosi 532 gradini , un tempo, unica via di accesso all'isola…sono faticosi persino così, perché tutti diversi uno dall'altro, non immaginiamo in salita! eppure uomini carichi di pesi li fanno tranquillamente.. Rientriamo a Puno e ci fermiamo in albergo, dove ceniamo, dato che i prezzi del ristorante dell'albergo sono identici a quelli della via pedonale; mangiamo alpaca alla plancha con purè e pesche sciroppate, non male, e come sempre nanna alle 21.30! 21/09/2007 Oggi giornata libera in Puno, sveglia con più calma, anche se alle 6, come sempre, siamo già con gli occhi aperti! Dopo colazione, andiamo a piedi fino al mercato vicino al molo, dove facciamo un po' di acquisti, per tornare in centro, prendiamo un trici-taxi, cioè una bici con 2 sedili davanti, che rappresentano il nostro posto.. È un po' pericoloso, perché i guidatori sono impavidi e si buttano in mezzo agli incroci con molta leggerezza.. Comunque, arriviamo incolumi in Plaza de Armas e facciamo ancora un giro a piedi per il centro, dove compriamo il 'lauto' pranzo per oggi: Pringles e biscotti.. Ieri, per il pomeriggio di oggi, abbiamo prenotato un'escursione alla necropoli incas e pre- incas di Sillustani. E' costituita da tante torri funerarie, dette 'chullpas', al cui interno venivano seppellite le mummie. Il sito è inserito in un contesto ambientale splendido e il freddo intenso, il vento, la luce del sole che filtra tra le nuvole lo rendono davvero molto suggestivo! Per una volta, Roby non mi insulta per tutte le cose che gli ho fatto portare dietro: la giacca pesante e i chullos ci sono davvero serviti! Rientriamo in Puno, dove è in corso una fiesta: non bisogna dimenticare che è la capitale folklorica del paese e per le strade si sono riversate tantissime persone in costume; bello, ma che confusione! Per la cena, scegliamo Oscar, un ristorante carino, dove mangiamo un ottimo pollo a la brasa e assistiamo ad uno spettacolo tenuto da un gruppo musicale con tanto di rappresentazione di tutte le danze popolari tipiche della zona, sia della cultura quechua e aymara. Torniamo in albergo soddisfatti e andiamo a nanna, domani ci aspetta il trasferimento verso 'l'ombelico del mondo'. Dopo colazione, alle 7.30, puntualissimo ci viene a prendere Franco, il famoso Franco, autista di cui avevamo sentito parlare molto bene su internet, che si rivelerà ancor meglio di ogni aspettativa e iniziamo il nostro tragitto verso Cusco. Facciamo una sosta al Passo de la Raya a 43315mt e da qui vediamo cambiare il paesaggio: dall'altopiano brullo e poco coltivato, passiamo ad una zona più verde, più dolce, pur essendo sempre ad altitudini proibitive! Vediamo anche l'Urubamba, il fiume sacro che ci accompagnerà con il suo corso fino a Machu Pichu. Per il pranzo ci fermiamo a Felipon, dove assaggiamo vari piatti in un ottimo buffet e poi con Franco, che, oltre ad essere un ottimo autista, si rivelerà anche una buona guida, visitiamo il complesso di Racky, che consiste in resti di un tempio Incas, totalmente immerso nella campagna. Poi facciamo sosta ad Andahuayllas, dove visitiamo la chiesa e poi a Pikillacta, dove vediamo i resti si un acquedotto wari. Entriamo a Cusco e ci riposiamo un po' in albergo, la Posada de Atahualpa, leggermente sotto gli standard degli hotel avuti fino ad ora.. Chiediamo il riscaldamento e non ci viene dato (solo il giorno dopo ci sarà dato un piccolo calorifero!), le spine elettriche non funzionano, non c'è ascensore e dobbiamo fare 4 piani per raggiungere la camera.. Non dimentichiamoci che siamo pur sempre a 3400mt..si fatica!!! Alla sera ci incamminiamo per le vie di Cusco e arriviamo in Plaza de Armas: stupenda! Cerchiamo disperatamente 'La Piccola Locanda' di Matteo e Camila, di cui abbiamo sentito parlare così bene su internet. Con fatica (Cusco è tutta in salita!), la raggiungiamo e il simpaticissimo Matteo ci prepara bruschette con vero olio di oliva, fettucine al ragù, ci fa assaggiare dei cannelloni, ci porta un'ottima crostata e ci offre del pisco! Mamma mia, che buono!!! Torneremo sicuramente! Quello che avevamo letto è tutto vero, anche noi ne siamo testimoni! Stanchi, ma contenti, torniamo in albergo. 23/09/2007 Oggi è il nostro primo anniversario di matrimonio! Purtroppo la giornata non inizia troppo bene, in quanto Roby scopre di avere la batteria del cellulare fulminata. Dopo colazione facciamo un giro per Cusco; con un taxi raggiungiamo il quartiere di San Blas, molto carino, dove è bello girare a piedi e sembra di essere per le vie di una città spagnola. Arriviamo in Plaza de Armas, dove è in corso una parata di bambini delle varie scuole e poi andiamo nell'Avenida del Sol, una delle vie principali. Alle 13.30 iniziamo la visita guidata della città, con quella che sarà la nostra guida a Cusco e Machu Pichu, Leo. Abbiamo il 'Boleto turistico', il biglietto che permette di accedere a tutte le attrazioni principali di Cusco e cominciamo con la bella cattedrale, costruita, come tutte le chiese qui a Cusco, sui resti di un tempio incas; proseguiamo verso il giardino di Qorikancha, anche questa una chiesa domenicana costruita su resti incas, ancora visibili in alcune zone. E' stupefacente come questa civiltà riuscisse a tagliare perfettamente i grandi blocchi di pietra dura e incastrarli a secco tra loro come un grosso puzzle, con tanto di inclinazione anti-sismica. Ci allontaniamo dal centro e vediamo tutta Cusco dall'alto dalla chiesa di S.Cristoforo, fino a che arriviamo a Sacsaywaman, un grandissimo complesso cerimoniale, costruito con enormi blocchi di calcare: stupefacente! Andiamo anche a Tambomachay, dove è possibile ammirare le conoscenze di idraulica degli incas, a Puka Pukara, una fortezza in posizione dominante e infine a Q'enqo, un luogo sacro molto suggestivo. Per cena, dato che è la sera del nostro anniversario, vogliamo mangiare in Plaza de Armas: tra tutti i locali scegliamo il Retama e mangiamo molto bene al primo piano con vista sulla cattedrale: io alpaca alle erbe fini e torta al cioccolato, Roby lomo (manzo) alla parilla e flan al cocco, il tutto innaffiato da una buona cusqueña, la birra di Cusco. Spendiamo 84 soles, molto più del solito, ma paghiamo il posto, la vista e poi, insomma, è il nostro anniversario!! Torniamo in albergo, ci mettiamo a nanna e la giornata si conclude con una piccola scossa di terremoto.. Aiuto! Speriamo bene! 24/09/2007 Oggi partenza alle 8 per visitare la Valle Sacra! Iniziamo con le rovine di Pisac: un posto splendido, uno dei più belli visto fino ad ora! Siamo in alto e dominiamo tutta la valle e si possono vedere tutte le terrazze coltivate. Da questa prima parte, che era riservata gli agricoltori, passiamo a quella sacra con l'osservatorio astronomico e i soliti muri intagliati perfettamente.. Ma come avranno fatto? Noi sosteniamo la teoria aliena!! Pisac merita assolutamente una visita! Facciamo sosta anche al famoso mercato e, contrattando, riusciamo a fare qualche acquisto conveniente. Passiamo poi a visitare Ollantaytambo, un luogo sacro, tutto arrampicato sulla montagna, dove sono visibili i resti di grandi monoliti, oltre a tanti terrazzamenti. Terminata la visita, andiamo a mangiare a buffet (molto bene!) all'Inka House di Urubamba e ci dirigiamo verso il piccolo paesino di Chinchero, a 3750mt, con la sua chiesa, che necessiterebbe di un bel restauro, costruita, come sempre, su mura incas. Prima di rientrare in albergo, Franco e Leo ci portano al 'Paraiso', un 'centro commerciale', anche se sarebbe meglio definirlo grande mercato, dove si vende di tutto…logicamente di contrabbando.. E qui troviamo la batteria per il Nokia di Roby a meno di 7€. Tornati in centro, facciamo ancora un giretto, ma non mangiamo nulla, dopo il buffet di oggi. La digestione in quota è veramente un problema: ci vogliono tante ore e non si riesce a mangiare come sul livello del mare, quindi nanna! 25/09/2007 Oggi, soli con Franco, andremo a visitare le Saline di Maras e l'anfiteatro di Moray: 2 posti splendidi! Le saline sono davvero uno spettacolo: tante vasche a terrazze di colore diverso, già esistenti nel periodo pre-incas. Ci incamminiamo lungo questi instabili sentierini coperti di sale, che separano tra loro le vasche e vediamo la gente locale all'opera nell'estrazione. Ci spostiamo poi verso l'anfiteatro di Moray, che non è altro che una specie di grande imbuto, costituito da tanti livelli terrazzati, tra i quali ci sono temperature diverse: gli incas provavano a coltivare gli stessi prodotti alle diverse temperature e studiavano i risultati: fenomenali! La vista è spettacolare e io e Roby facciamo anche tutto il percorso intorno all'anfiteatro con una bella salita a 3200mt.. Ma ormai siamo abituati! Prima di rientrare in albergo, Franco ci porta a 'El Mulino', un mercato locale, dove possiamo acquistare cd mp3 a 1,5 soles…30 centesimi di euro! Stasera, cena alla Piccola Locanda, dove Matteo ci prepara delle lasagne divine, che mai scorderemo e un ottimo budino alla vaniglia con cereali tipici! Ottimo! La serata è continuata con un po' di chiacchiere nel patio della Locanda con Matteo e poi con 2 nostri concittadini genovesi in viaggio di nozze. Tornati in albergo subito a nanna…domani sveglia alle 4…ci aspetta Machu!! 26/09/2007 Sveglia alle 4, colazione (si fa per dire.. Chi ha fame??) alle 4.30 e alle 5 siamo già in macchina con Franco e Leo per raggiungere la stazione di Ollantaytambo e prendere il treno delle 7. Così facendo, riusciremo ad anticipare la grande massa di turisti che arriva con il treno da Cusco, che, pur partendo prima, impiega 4 ore e arriva ad Aguas Calientes alle 10.30.. Noi, a quell'ora, dovremmo già essere a Machu Pichu.. Alle 8.30, quindi, abbiamo già lasciato lo zaino nel nostro albergo (Inti Inn) e siamo sul bus navetta che porta al sito. Una volta entrati, dopo aver percorso un breve sentiero, eccolo: un sogno si realizza! Finalmente possiamo vedere questo capolavoro! E' un posto magico, sia per le costruzioni ancora intatte, che per la sua grandezza, ma la cosa che lo rende veramente speciale è il contesto naturale e ambientale in cui è inserito! Con Leo, prima andiamo in alto a scattare la famosa foto (per fortuna c'è ancora poca gente e si sta benissimo!), poi facciamo il giro all'interno del complesso, visitando le varie zone, tutte molto interessanti! Per le 11, Leo ci saluta e io e Roby possiamo goderci da soli la bellezza del sito! Ci sediamo su una delle tante terrazze e ci mangiamo un panino ammirando Wayna Pichu (la montagna giovane) e ci chiediamo se domani riusciremo a conquistarla, raggiungendone la cima! Poi decidiamo di andare fino ad Inti Punku, la porta del sole, da dove, quei 'pazzi' che fanno l'Inka Trail possono ammirare il sole sorgere su Machu Pichu. In 45 minuti saliamo e lo spettacolo è sempre più bello: da 2400mt arriviamo a 2720mt: che vista! Tornati al 'Machu', stiamo ancora un po' a goderci la bella atmosfera, quando veniamo letteralmente 'sfrattati' da un gruppo di lama, che vogliono assolutamente pascolare sulla 'nostra' terrazza! Scendiamo nella brutta Aguas Calientes e andiamo a comprarci il biglietto per il 2° ingresso a Machu Pichu di domani e il biglietto del bus navetta: che mazzata! Andiamo a mangiare da 'Toldo', dove, invece di prendere il menu turistico a 20 soles, decidiamo di mangiare alla carta: veniamo puniti! 110 soles …la cifra più alta mai spesa in tutto il viaggio per una cena oltretutto modesta.. Niente di che.. Ma purtroppo Aguas Calientes è stata creata a misura di turista e quindi le fregature sono sempre dietro l'angolo! Un po' arrabbiati, andiamo a nanna, siamo distrutti!! 27/09/2007 Sveglia alle 5, colazione e subito sul bus delle 6.30 per tornare a Machu Pichu. A quest'ora il sito è veramente affascinante: ci sono ancora nuvole e foschia ad avvolgerlo e, soprattutto, pochi turisti! Diretti, andiamo a fare la coda per salire su Wayna Pichu: riusciamo ad entrare! Solo 400 persone possono scalarla ogni giorno, noi siamo già il numero 82 e 83 alle 7.30 del mattino! Cominciamo il bellissimo percorso, in molto tratti letteralmente verticale: ci sono corde e morsetti per aiutarsi a salire (e a scendere soprattutto!); davvero spettacolare! E pensare che questo sentiero è stato costruito proprio dagli Incas! Una volta arrivati in cima, si domina tutto il sito di Machu Pichu e si nota che sulla stessa Wayna ci sono terrazzamenti e costruzioni Incas. Assolutamente da non perdere, perché veramente emozionante! Rimasti un po' sulla cima, decidiamo di scendere (per me, molto più tragica la discesa che la salita!) non con poche difficoltà, considerando che ci sono dei gradini ripidi e molto stretti, che io sono costretta, in alcuni tratti, a fare col sedere! Arrivati, di nuovo in mezzo al sito, rimaniamo ancora un po' ammirarlo e poi decidiamo di tornare ad Aguas Calientes, dato che la giornata non è fantastica e ogni tanto viene giù qualche goccia di pioggia. Passiamo il pomeriggio in giro per il paesino e poi ci sistemiamo in stazione, dove aspettiamo il nostro trenino per Ollantaytambo. Alle 18, troviamo Franco ad attenderci alla stazione, che ci riporta a Cusco per le 20. Siamo molto stanchi, ma una bella cena alla Piccola Locanda non ce la toglie nessuno, così andiamo a mangiarci un buonissimo pollo al rockefort e torta di pane con nutella: ci voleva proprio! Torniamo in albergo e alle 21.30 siamo già sprofondati nel mondo dei sogni! 28/09/2007 Oggi è il nostro ultimo giorno a Cusco, ci viene a prendere il 'nostro' Franco alle 8 e ci porta a visitare le rovine di Pikillacta, un sito appartenente alla cultura pre-incas, wari, dove è stata portata alla luce solo una minima parte dell'enorme complesso. Terminata la visita, facciamo un piccolo giro nel villaggio di OroPesa, famoso per il pane e poi andiamo a Tipon, una cittadella Incas, dove è possibile ammirare le grandi conoscenze di ingegneria idraulica di questa grande civiltà. Stasera, 'ultima cena' da Matteo alla Piccola Locanda, con delle ottime linguine alla amatriciana e budino! Saluti e la promessa di rivedersi, siamo stati veramente bene e ci è dispiaciuto essere solo clienti dell'osteria, avremmo dormito qui molto volentieri! In futuro. 29/09/2007 Volo alle 7 per Lima, trasferimento al solito Grand Hotel La Faraona, giro per Miraflores, ultimo pollo a la brasa e ultimi acquisti. Volo alle 19.55 per Madrid, che passiamo, per la maggior parte, dormendo. Il 30/09 alle 18 arriviamo stanchi, ma veramente felici di aver intrapreso questo viaggio, a Milano. Beh, che dire del Perù? paesaggi infiniti, gente sorridente e gentile, bambini bellissimi, altitudini proibitive, tanta storia, campi terrazzati fino a 4000mt, cime innevate, lagune turchesi, strade sterrate, traffico e clacson per le strade, taxi, moto-taxi, trici-taxi, case di paglia e fango, camelidi andini, vulcani, condor, canyon, deserto, piazze e strade spagnoleggianti, chiese, sorrisi, tanti mate, a letto presto, freddo pungente, musica andina, flauti, colori, mercati, stoffe, lana...questo più o meno è stato il 'nostro' Perù.. Ma noi vi invitiamo caldamente a provare il 'vostro': ne vale davvero la pena!
Alla prossima!
Valentina e Roberto
valentinaratto@tin.it
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Viaggio di Dario Leghissa |
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Provare per credere! Quello di andare a visitare il Perù con la mia famiglia era un sogno che coltivavo da anni e finalmente quest’estate sono riuscito a realizzarlo! Siamo rientrati in Italia da una decina di giorni dal “ Tour Incas Perù sud su misura di 17 giorni - 16 notti” e desidero ringraziare la PERU’ PARADISE TRAVEL nella persona del suo titolare, sig. Michele Mosca, per averci aiutato a coronare questo sogno. Il sig. Michele, come un abile sarto di gran classe, ci ha confezionato un memorabile viaggio “individuale su misura” che, una volta completato, si è rivelato di gran lunga superiore a tutte le aspettative iniziali. Sono convinto che in soli 17 giorni, seppure con un ritmo un po’sostenuto, siamo riusciti a vedere tali e tante meraviglie del Perù che altri non sarebbero riusciti a vedere in un mese intero. E questo grazie all’impegno e alla perfetta organizzazione fornita dall’agenzia PERU’ PARADISE TRAVEL che, forte dell’esperienza acquisita in questi anni, è riuscita sempre a soddisfare ogni tipo di richiesta o di necessità avanzata dai propri clienti. La cortesia, l’affabilità, la puntualità, l’impegno e la competenza dei collaboratori che ci hanno accompagnato “quasi per mano” durante i nostri spostamenti, sono fiori all’occhiello da esibire con orgoglio: per noi hanno significato tranquillità e sicurezza per il modo in cui ci hanno fatto sentire costantemente seguiti nel viaggio, se non addirittura “coccolati”. Inoltre ci ha piacevolmente sorpreso il fatto che, oltre alla competenza e alla professionalità dimostrate, tutti parlassero con disinvoltura la nostra lingua.Ricordiamo e salutiamo con piacere: Giusy, sorridente e cordiale, che ci ha accolto al nostro arrivo all’aeroporto di Lima e che ci ha seguito anche l’ultimo giorno intrattenendoci fino al momento dell’imbarco prima della partenza del volo di ritorno per l’Italia. Marvin, suo marito, che seppure impegnato con un folto gruppo di nostri connazionali che abbiamo incontrato un paio di volte sul nostro stesso percorso, si è reso comunque disponibile dandoci più volte utili informazioni “in itinere” e assistendoci premurosamente nella prenotazione del sorvolo delle Linee di Nazca. Miguel, l’autista che durante i primi 3 giorni, nel trasferimento da Lima ad Arequipa, si è rivelato anche come una vera guida preparata ed attenta ad illustrarci, con ricchezza di particolari, le località che attraversavamo o che visitavamo (Pisco, penisola di Paracas, isole Ballestas, Ica, oasi diHuacachina, Nazca, Puerto Inka).
Leydi, guida nel City Tour ad Arequipa; Carmen, guida a Chivay e nella Valle del Colca; Giovanna, guida a Puno e sul lago Titicaca; Leo, guida a Cusco, Valle Sagrada e Machupicchu, e Franco, autista negli ultimi giorni: gentile e riservato ma anche ottima guida e profondo conoscitore degli usi e dei costumi della gente Quechua (ci ha intrattenuto a lungo su questi interessanti argomenti e ha cercato con molta pazienza anche di iniziarci alla lingua).
E infine Nancy, moglie del sig. Michele, che noi non abbiamo avuto il piacere di conoscere ma che parlando con varie persone abbiamo scoperto essere colei che dirige e si occupa personalmente di tutte le prenotazioni di ogni singolo viaggio e che, assieme al marito, sono alla continua ricerca delle migliori soluzioni possibili per rendere il viaggio stesso non solo una bella esperienza di vita ma certamente anche qualcosa di più. A tutti loro va il nostro più sentito ringraziamento. Non ho dubbi nell’affermare che, se dovessi ritornare “da quelle parti”, mi affiderei ad occhi chiusi nuovamente alla serietà e alla competenza ormai consolidata della PERU’ PARADISE TRAVEL che consiglio vivamente anche a coloro che ancora non hanno avuto l’opportunità di visitare questo meraviglioso paese o che volessero intraprendere questo tipo di viaggio. Resto inoltre a disposizione per fornire informazioni o semplicemente per raccontare “dal vivo”, a chi ne fosse interessato, la mia straordinaria esperienza. Provare per credere: è stato bello, incredibile, indimenticabile! Grazie Michele. Grazie ancora.
Con stima
Dario Leghissa
dario.leghissa@email.it
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Viaggio di Maria Teresa Di Claudio |
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Non è facile riassumere in parole quello che ho vissuto in Perù durante le 5 settimane come volontaria Vides. Non è facile poiché l’esperienza del volontariato nei paesi più poveri e disagiati del mondo è un’esperienza che ti provoca tantissime emozioni che ti segnano per tutta la vita. Tuttavia provo a descrivere quello che è stato il mio viaggio,la mia esperienza.
Ho sempre avuto nel cuore il desiderio di un’esperienza di volontariato internazionale,perché egoisticamente sentivo il bisogno di “vivere”un’altra realtà,un’altra cultura,altri “problemi”,altra gente,altro tutto insomma….volevo cioè misurarmi concretamente con la realtà di un paese tanto diverso dal mio,mettendo cosi in gioco prima di tutto me stessa e nello stesso tempo volevo fare un’esperienza che arricchisse la mia vita. Sono partita quindi perche l’ho deciso io e perché mai come in questo ultimo anno ne sentivo un grande bisogno. Chissà cosa mi attende,chissà come sarà il Perù,la gente che incontrerò,chissà cosa farò…molti gli interrogativi che hanno affollato la mia mente in tutti i mesi e i giorni prima della partenza. Le forti emozioni sono iniziate da subito ancor prima di partire,infatti due giorni prima della partenza arriva una meil dalla suora ispettrice, Suor Matilde e dalla suora responsabile del volontariato in Peru,’ Suor Raque che insieme a Suor Leonor avevano deciso di cambiare la mia destinazione,per ovvi motivi;testuali parole: ”Cara Maria Teresa data la situazione politica che viviamo nella nazione,non mi pare opportuno ch vai a La Merced. Questa si proiettava da tempo,io ho aspettato pensando che si trovasse una soluzione,ma niente affatto. Io sinceramente non voglio esporti a nessun rischio allora ho intercambiato idee con altre sorelle e ho pensato che potresti andare a Piura, nella costa nord. Abbiamo un Centro di promozione in una zona assai povera e periferica.
Io non avrei desiderato questo cambio,ma sono cosciente che non voglio correre rischi. Il tuo sogno lo potrai vivere molto…..vedrai quanti giovani,bambini poveri troverai accanto a te. Saluti cari alla tua famiglia,e dille che avremo cura di te”.Dopo la lettura di questa meil sono sprofondata nel buio più completo,tutte le mie paure sono notevolmente aumentate,nella mia mente risuonava incessantemente l’interrogativo perché, cosa significa questo cambiamento all’ultimo minuto? Ho cercato di vivere all’apparenza molto serenamente i due giorni prima della partenza,poiché non volevo dare ulteriori preoccupazioni ai miei e alle persone a me care. Sono partita quindi con tanti timori e con le lacrime agli occhi,ho lasciato famiglia e amici per affrontare da sola questa grande e meravigliosa “avventura” dall’altra parte del mondo. Un mondo che si è rivelato ogni giorno sempre più straordinariamente differente da ciò che ho visto per tutta la mia vita. America Latina,il Perù un paese molto bello e ricco dal punto di vista naturale,ma anche molto ricco di povertà dal punto di vista umano. Pensando ai paesi poveri ho sempre pensato solo all’Africa invece posso garantire che anche il mio Perù è stata Africa.
Un viaggio,un’esperienza affrontata e vissuta da sola,quindi questo per me è stato anche un viaggio fatto di silenzio,un viaggio all’interno di me stessa,per afferrare ogni cosa e farla mia. Un viaggio in cui a volte la solitudine era tanta e insopportabile,e proprio in questi momenti che ho avvertivo il profondo bisogno di avere accanto a me le persone,gli affetti più cari. Il vissuto fisico ma soprattutto emotivo dei primi giorni è stato duro e faticoso. Solo il fatto di essere “straniero” ha significato un continuo mettersi in gioco di più e in ogni circostanza,in ogni momento,rischiando in tutto e per tutto anche la notevole fatica dell’incontro con un’altra cultura,altra gente,altro mondo…..molte sono state le volte che lo sconforto ha preso il sopravvento tale da pensare di fare la valigia e tornare a casa;ma poi ho cercato di farmi coraggio e andare avanti. Vi assicuro che è proprio in questi momenti di sconforto e fatica che si deve avere la forza di non mollare,di andare avanti nonostante le numerose difficoltà che ti si presentano,io ringraziano chi mi ha dato questa forza. Il Perù mi ha accolto il 23 Luglio umanamente con Suor Raque che mi attendeva con una bella rosa e un grande e caloroso abbraccio,climaticamente con la nebbia. Questa terra è entrata nella mia vita in modo molto forte e “irruente”,infatti appena uscita dall’aeroporto con Suor Raque mi sono scontrata subito con un altro mondo,una realtà completamente diversa dalla mia,dove regnava il caos più completo,autobus e macchine mal ridotte,che andavano all’impazzata……..
Le emozioni quindi sono state tante e tutte molto forti anche nei 4 giorni trascorsi a Lima dove ho visto una città poverissima, caotica,il suono dei clacson era continuo,dove gli autobus (i cosiddetti carro per loro) sono rumorosissimi,arrugginiti,sporchi,vanno molto veloci,stracolmi di gente e dove si sale quasi al volo. Quartieri dove regna veramente la povertà e dove la gente per vivere si inventa di tutto, girando per le strade vedendo tutto quello “spettacolo”mi si stringeva il cuore e pensavo a quanto ero fortunata io. L’accoglienza delle suore è stata calorosa,fantastica…indescrivibile sia a Lima che a Piura mi hanno fatto da subito sentire accolta e a casa. Il 27 Luglio sera partenza per Piura,nel Centro Maria Mazzarello,quartiere “Bosconia”dove ho trascorso tutto il periodo, e dove ho vissuto a 360 gradi la vita della comunità. Dove ho vissuto grandi emozioni da sola e in compagnia,dove ho pianto e ho riso… Cosa ho fatto?I primi 10 giorni sono stati molto difficili a causa della realtà completamente diversa ma poi le giornate volavano molto velocemente:ho insegnato italiano dal lunedi al venerdi mattina e pomeriggio al Colleggio Joseè Olaya e al Centro tecnico produttivo di Maria Mazzarello dove ho tenuto anche dei corsi sulla prevenzione della salute, il sabato catechesi, domenica oratorio “all’aperto”in un altro quartiere distante circa un’ora a piedi dalla comunità” dove non è presente una struttura ma solo un campo di sabbia e dove ogni volta si porta l’occorrente. Un sera poi ho tenuto un corso sulla prevenzione della salute in collaborazione con il commissariato di Piura in un quartiere molto povero e violento chiamato “Laguna sud”,durante l’incontro vedevo queste persone fissarmi con questi occhi neri molto interessati all’argomento e con tanti interrogativi. Mai come quella sera ho avuto una grande paura e per la prima volta nella mia vita ho fatto l’esperienza di salire su una gip blindata e di essere scortata dalla polizia sino al mio rientro alla comunità. Quella sera e tutte le volte che giravo per i borghi chiedevo a chi lassù mi ha voluto in Perù,di non abbandonarmi e di proteggermi poiché se ero lì,è perché Lui mi aveva voluto lì, in quel momento, in quella situazione e tra quella gente. E’ stata un’esperienza , un viaggio ricco di confronti e contatti umani, mi colpì molto che sia le signore sia i bambini e ragazzi da subito hanno cercato il contato umano,mi abbracciavano continuamente, sentivano un grande bisogno di parlare di essere ascoltati e allo stesso tempo volevano ascoltare. Fu emozionanante quando dopo qualche ora di lezione di italiano sempre con i loro mega sorrisi,abbracci per strada,in collegio,al centro tutti mi salutavano in italiano. E’ stato un viaggio ricco di incontri con tanti bambini e ragazzi. Bambini e ragazzi dalla pelle olivastra e dagli occhi neri,occhi che conoscono la miseria,la violenza……..occhi che cercano di distaccarsi anche solo per un attimo da tutto ciò che è intorno a loro,che cercano comunque e sempre di ridere alla bellezza della vita,anche di quella vita fatta di poche prospettive e di un futuro non rassicurante. Sono bambini che vivono la vita con tutti gli imprevisti,affrontando qualsiasi difficoltà,qualsiasi negligenze familiari. Un viaggio ricco di vite povere,dove ho potuto vedere la povertà nel suo insieme,fatta di mille sfaccettature,fatta di famiglie numerose che vivono in vere e proprie baracche,prive di acqua,servizi igienici…famiglie dove l’abuso di alcool e droga annebbia la mente cancellando anche solo per un attimo quella “realtà” che è troppo faticosa da accettare e da vivere. Quando giravo tra queste baracche mi sono scontrata con questa cruda e dura realtà,ed ho provato “pena”,ma soprattutto impotenza e vergogna. Vergogna perché noi nella nostra realtà troppo spesso diamo importanza a cose e situazioni che sembrano prioritarie e che in realtà invece non lo sono. Vergogna perché i problemi reali non sono quelli che certe volte viviamo noi occidentali che ormai abbiamo tutto,e nonostante ciò vogliamo ancora di più e tante volte non sappiamo neanche cos’è questo di più. Tante volte mi sono commossa guardando in TV immagini simili dove i bambini scalzi corrono tra le baracche e si divertono con poco,ma trovarmi dal vivo è qualcosa di indescrivibile che provoca molta sofferenza interiore.. L’impatto è molto forte poiché la povertà ti guarda in faccia o meglio ti guarda negli occhi e va dritta al cuore e tu sei lì impotente e pensi a quanto sei fortunata ma allo stesso tempo a quanto sei stata stupida a non aver a volte apprezzato in pieno quello che la vita o certe situazioni …. ti hanno offerto. Impotente perché bisogna essere reali specialmente in quei momenti e non pensare di essere onnipotenti e di poter andar lì e cambiare il mondo,purtroppo siamo piccoli e limitati però allo stesso tempo è anche vero che tanti piccoli mattoni possono costruire un grattacielo,cosi come tanti volontari possono portare un po’ di serenità, affetto e amore dove questi non ci sono. La sera quando restavo sola ripensavo alla giornata appena trascorsa, mi rendevo conto di quanto era più ciò che ricevevo rispetto a ciò che davo. Mi accorgevo di come un piccolo mio gesto veniva sempre ricambiato con grande amore. Allora mi sorprendevo,mi meravigliavo e ringraziavo il Signore della meravigliosa esperienza che stavo facendo. Ringraziavo perché avevo conosciuto tutte quelle persone ed ero e sono felice di averle conosciute e di aver fatto un pezzo di strada e di vita con loro. Ringrazio ancora di averli conosciuto e di aver fatto parte anche se per poco della loro vita e loro della mia. Le persone incontrate in questa esperienza sono tutte indistintamente ormai nel mio cuore e mai più nessuno potrà portarmele via Ed è’ proprio vero quello che mi è stato detto il giorno prima della partenza quando io ero commossa,triste di lasciare quella gente,quella terra e qualcuno dall’Italia mi ha scritto“ l'esperienza non è solo un tempo che passa.....ma persone che una volta incontrate non si può fare a meno di tenere nel proprio cuore!”Ed è davvero cosi io ho sperimentato questo su di me. Vi racconto due piccoli aneddoti per dimostrarvi che è vero sono persone povere solo esternamente ma sono tanto ricche dentro. Alla vigilia della partenza ho salutato le signore del Centro e loro abbracciandomi mi ringraziavano per aver speso un po’ del mio tempo con loro e che la mia presenza tra loro è stata una esperienza bella,forte e indimenticabile. L’ultima mattina al collegio tutti i ragazzi in fila nel cortile per l’inizio della nuova settimana e per salutarmi e io molto commossa sono riuscita solo a dire veramente pochissime parole perché l’emozione era tanta. Mentre mi stavo allontanando per andar via con Suor Maria Rosa una ragazza ha rotto la fila mi ha raggiunto correndo e abbracciandomi in un mondo che non so descivere e mi ha detto nell’orecchio “tranquilla ti andrà tutto bene”,io sono rimasta imperterrita,senza parole. Mai come in quel momento mi sono sentita veramente piccola……io ero lì per aiutare e invece loro….. è vero si parte per dare ma è sempre più quello che si riceve. In questo viaggio ho cercato con tutta me stessa di catturare ogni volto,ogni voce,ogni sguardo per non dimenticarlo mai più e poterlo cosi regalare a quelli che hanno dimenticato come si ride e come si deve apprezzare e amare la vita e tutto quello che ci viene dato. Un viaggio che è stato una porta d’ingresso in un mondo nuovo,per me e spero anche per chi legge questa mia testimonianza. Un mondo in cui ci siamo anche noi,e dove bisogna essere fieri di ciò che siamo e felici di tutto quello che ci appartiene e non,curiosi e sempre “vogliosi” di avere tutto il possibile da ciò che incrocerà la nostra strada. A volte si deve partire per posti sconosciuti e lontani per conoscere se stessi e apprezzare ciò che ci circonda…a volte ci si deve allontanare per ritrovare le persone a noi più care …. a volte si deve sbagliare per correggersi…a volte si deve cadere per imparare a rialzarsi….a volte ci si deve scontrare con la triste realtà di alcune vite per accorgersi della bellezza della propria. Ormai il Perù fa parte integrante della mia vita ed è proprio lì in terra peruviana che ho lasciato un pezzo del mio cuore,spero un giorno di ritornare ma non per “riprendermi” quel pezzo ma per aggiungere alla mia vita ancora altri pezzi cosi importanti e significativi come è stata questa esperienza. Ringrazio di cuore chi mi ha sostenuto standomi vicina con meil,messaggi…….e sostenuto con la preghiera. Concludo dicendo :sono partita col mettermi in gioco ma sono stata messa in gioco. Sono partita per dare ma ho ricevuto. Sono partita con i dubbi e le domande sono tornata con le certezze e le risposte. Sono partita col cuore ferito sono tornata con le ferite cicatrizzate. Questa è stata la mia esperienza,questo è stato il mio viaggio,questo è stato il mio Perù. (*) Volontaria Vides - Volontariato Internazionale Donne Educazione e Sviluppo.
Informazioni aggiuntive
Il Presepe Interregionale |
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Viaggio di Simona e Mauro |
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Perù
Socio Promotore: Simona Arese
hanno partecipato: Simona e Mauro
(dal 24 giugno 2009 al 08 luglio 2009)
1° giorno: volo Milano – Lima
2° giorno: Lima – Trujillo
Lima: fu fondata da Francesco Pizarro il 6 gennaio 1535 e, in omaggio ai Re Magi, venne chiamata “Ciudad de los Reyes”. Durante il periodo coloniale, la città crebbe velocemente, e divenne fiorente. Nel 1569 venne scelta come sede americana per l’inquisizione spagnola e nel 1746 fu quasi interamente distrutta a causa di un terribile terremoto. Tuttavia, la ricostruzione fu molto rapida e oggi Lima si presenta come una città immensa suddivisa in 48 quartieri. Inizialmente popolata da un centinaio di conquistadores, Lima ha avuto negli ultimi anni una forte immigrazione incontrollata passando dai 550.000 abitanti degli anni ’60 ai circa 9.000.000 attuali; questo fenomeno ha provocato grandi problemi sociali ed economici come disoccupazione ed emarginazione, relegando la maggior parte degli immigrati (indios andini di origine Inca) a vivere in enormi quartieri periferici (bidonvilles), spesso privi di corrente elettrica, acquedotto e pavimentazione stradale. La struttura della città riproduce lo schema coloniale spagnolo con le strade disposte a scacchiera intorno a Plaza de Armas, cuore della città dove sono concentrati il potere politico (il Palacio de Gobierno, residenza dell’attuale presidenza del Perù), quello spirituale (la Cattedrale, il Palazzo dell’Arcivescovato) e il governo locale (il Palacio Municipal).
La cattedrale: inaugurata nel 1540 da Pizarro fu inizialmente dedicata alla Gloriosísima Asunción de Nuestra Señora. Venne elevata ad arcidiocesi nel 1546 da parte di papa Paolo III. È Caratterizzata da diversi stili artistici, a testimonianza della diversità di gusto tra le varie fasi ed epoche costruttive.
Il palazzo dell’Arcivescovato: situato a fianco della cattedrale è caratterizzato da una bella facciata barocca con i balconi di legno intagliato a traforo.
Monastero de San Francisco: famoso per le catacombe e per la pregiata biblioteca che raccoglie migliaia di testi antichi alcuni dei quali risalenti all’epoca dei conquistadores. La chiesa sopravvisse ai terremoti del 1687 e del 1746 ma fu notevolmente danneggiata in seguito a quello del 1970. Oggi, interamente restaurata, è un bell’esempio di arte barocca con influenza moresca.
Plaza San Martín: risale agli inizi del XX sec. ed è in stile francese. Caratterizzata dalla presenza sia della statua equestre del generale San Ma rtín che del Monumento alla Madre Patria. Particolare interessante di quest’ultimo, è il lama posto sulla corona: l’intenzione iniziale era quella di porre sul capo della donna, madre simbolica del Perù, una corona con in fiamme; fiamma in spagnolo si traduce “llama” che è anche la parola utilizzata per indicare il lama, da qui l’equivoco da parte degli artisti che posizionarono sulla corona appunto un piccolo lama.
Huaca Pucllana: situata nella zona di Miraflores. Si tratta di una struttura in adobe a forma piramidale realizzata nel 400 d.C.
3° giorno: Trujillo - Chiclayo
Trujillo: fondata nel 1534 da Diego de Almagro che, fermandosi nella valle del fiume Moche, durante la sua marcia verso Pachacamac (Lima), trovò quello che definì “un luogo ideale e conveniente per fondare una città" che battezzò con lo stesso nome della città spagnola nella quale nacque Francisco Pizarro. La città si sviluppò rapidamente ed in modo fiorente grazie alla fertilità della valle. Oggi conserva ancora bellissime case coloniali con cortili ombreggiati, fontane in stile moresco e piastrelle di maiolica (i cosiddetti patios). L’architettura cittadina è caratterizzata da case signorili con ringhiere di ferro battuto. Al centro della città si trova plaza de Armas con il monumento agli eroi dell’indipendenza e, tutt’intorno edifici molto belli tra cui: la cattedrale, eretta nel 1647, riedificata dopo il terremoto del 1759, interessante soprattutto per i numerosi dipinti che si trovano nel suo interno; la chiesa del Carmen, che rappresenta un bell'esempio di architettura settecentesca; la casa Bracamonte, appartenuta all'omonima famiglia di nobili origini ed attualmente sede di una banca. Interessante è il “Museo arqueologico”, che permette di conoscere lo stile Mochica attraverso i numerosi reperti.
Cittadella di Chan-Chan: situata nella valle del Moche, fu capitale del Regno del Gran Chimú. È una delle città più grandi al mondo costruita interamente di mattoni di fango e paglia (adobe), tale da essere comparata solamente con i resti archeologici di Teotihuacan in Messico o con le antiche città d'Egitto.
Las Huacas del Sol y de la Luna: sono l'evidenza della grandezza dei primi abitanti della costa Nord del Perù. La prima, a forma di piramide tronca con scalinate, è ancora coperta di terra mentre, nella Huaca della Luna, si possono ammirare meravigliosi murali che rappresentano i rituali dei Mochicas.
4° giorno: Chiclayo - Lima
Chiclayo: Fondata nel XVI secolo, venne elevata al rango di città solo nel 1835. Oggi è la quarta città del Perù. È situata nella regione dove si svilupparono sia la civiltà dei Mochica (II – VIII sec. d.C.) che i Lambayeque (VIII – X sec. d.C).
Museo delle tombe reali di Sipan: la storia di questo museo inizia nel 1987 quando a Sipan venne alla luce una tomba di un signore appartenente alla civiltà dei Moche. I numerosi ritrovamenti mostravano i riti di sepoltura di una delle più importanti culture preispaniche del Perù e, per questo motivo fu decisa la costruzione di un museo permanente con l’obiettivo fa conoscere la civiltà dei Moche, parte importante della storia del Perù. Il museo, oltre alle tombe, raccoglie i reperti trovati a Sipan durante gli scavi archeologici, una quantità impressionante di tesori, quasi tutti perfettamente conservati, e che, grazie al minuzioso lavoro di restauro, sono presentati in tutto il loro splendore. E' cosi possibile ammirare una collezione molto ricca di ceramiche e di gioielli in oro, argento e rame. Successivamente al ritrovamento delle tombe reali vennero alla luce altre tombe risalenti allo stesso periodo.
5° giorno:Lima – Isole Ballestas – Riserva Naturale di Paracas - Nazca
L'arcipelago delle Isole Ballestas si trova a circa 15 km dalla costa ed è formato da faraglioni ed isole in mezzo all'oceano. Durante la navigazione si può osservare il candelabro, un petroglifo alto più di 150 metri e largo 50, inciso nella parete rocciosa di una scogliera. Non si sa esattamente chi abbia eseguito il disegno né il suo significato, alcune teorie lo collegano alle più famose Linee di Nazca, altre vi vedono l'immagine stilizzata di un cactus, simbolo di potere nella cultura chavinica la cui influenza si estese in gran parte del Perù. Altre ancora sostengono si trattasse di un riferimento per gli antichi naviganti, mentre alcuni scienziati hanno ipotizzato l'esistenza di un collegamento fra la gigantesca incisione e la costellazione della Croce del Sud.
Le isole Ballestas: sono chiamate anche le “Piccole Galapagos del Perù”, hanno grotte e cavità davvero spettacolari e ospitano moltissime specie di uccelli ma anche pinguini e leoni marini. La straordinaria biodiversità delle isole è dovuta alla corrente fredda di Humboldt (una corrente oceanica che circola nell'Oceano Pacifico a largo del Cile e del Perù da sud verso nord). Impossibile non notare inoltre l’incredibile quantità di guano (causa in passato della famosa guerra del Guano tra Cile e Perù) che costituisce tutt’oggi un ottimo fertilizzante naturale esportato in tutto il mondo.
Riserva Naturale di Paracas: si tratta di un’area naturale protetta costituita nel 1975 e comprende territori ed ecosistemi sia marini che terrestri. Si possono osservare numerosissime specie di uccelli ma anche paesaggi mozzafiato in quanto il deserto e il mare si uniscono in un modo meraviglioso. Molto particolare è poi la Cattedrale, una formazione rocciosa a forma, appunto, di cattedrale che purtroppo è rimasta gravemente danneggiata durante il terremoto del 2007.
6° giorno: Nazca - Arequipa
Linee di Nazca: tracciate sul terreno del deserto di Nazca, un altopiano molto arido che si estende per circa 50 Km tra le città di Nazca e di Palpa. Si ritiene che le linee siano state tracciate tra il 300 a.C. ed il 500 d.C. dalla civiltà Nazca. Sono state disegnate rimuovendo dalla superficie del deserto alcune pietre contenenti ossido di ferro lasciando, in questo modo, il contrasto con il pietrisco sottostante di colorazione più chiara. Il vento non scalfisce i disegni in quanto le rocce assorbono abbastanza calore da far alzare l’aria proteggendo il suolo.
Acquedotto di Cantayo: opera di ingegneria idraulica eccezionale costruito dalla civiltà preincaica dei Nazca circa 1500 anni fa. L’acquedotto è ancora attualmente in funzione. I pozzi venivano scavati a una distanza di 20-50 metri l’uno dall’altro e servivano come punti d’accesso all’acqua per la manutenzione. Erano collegati tra loro da un condotto. Molto interessante la caratteristica forma a spirale degli scivoli che si inabissano nel terreno fino a raggiungere l’acqua.
Cimitero di Cauchilla: è una delle necropoli dell'antica civiltà Nazca. Le mummie che vi si trovano sono conservate a cielo aperto nelle loro tombe originali. L’ottimo stato di conservazione (molte di loro presentano ancora resti di capelli e pelle), è dovuto al clima arido del deserto del Nazca. In passato la zona ha sofferto il continuo attacco di saccheggiatori di tombe, che ha causato la scomparsa della maggioranza dei suoi tesori archeologici. Fortunatamente dal 1997, la zona è stata protetta ed è diventata un sito archeologico ufficiale.
7° giorno:Arequipa
È la seconda città del Perù per importanza commerciale, nota come "la città bianca" per le sue costruzioni realizzate in "sillar", una pietra bianca di origine vulcanica. La città coloniale conserva in ottimo stato grandi edifici risalenti al secolo XVI e XVII.
Museo Santuario Andino: questo eccellente museo mostra il corpo congelato di una bimba inca di 14 anni, sacrificata 530 anni fa vicino alla cima del vulcano Ampato a più di 6.300 m di altitudine. La mummia fu chiamata "Juanita, la principessa di ghiaccio" e fu scoperta nel 1995 grazie all’eruzione del vicino vulcano Sabancaya che causò il crollo parziale della parte glaciale dell’Ampato. Juanita è il primo esempio di sacrificio umano da parte degli Inca che veneravano le montagne come se fossero Dei ed offrivano loro sacrifici per evitare che esse causassero disastri naturali (eruzioni vulcaniche, valanghe, catastrofi climatiche). Il corpo di Juanita può essere osservato attraverso una vetrina congelata.
Cattedrale: costruita nel 1621 e distrutta per un incendio nel 1844. Il tempio nuovo fu eretto sopra le fondamenta bruciate con un’ampia facciata rivolta verso la piazza maggiore e fiancheggiata da due archi di trionfo. Da segnalare l’altare principale in marmo di Carrara, disegnato dallo scultore italiano Filippo Motatilla, l’organo e il pulpito, fatto di legno intagliato nei cantieri di Businet-Rigot, nella città francese di Lille.
La Chiesa della Compagnia: costruita dai gesuiti nel secolo XVII. Sia la chiesa che la facciata sono costruite in sillar. La facciata è in stile barocco-meticcio e utilizza elementi autoctoni come piante, animali e protagonisti della mitologia preispanica mescolati a motivi europei. Verso la metà del '700, sul fianco della chiesa, furono costruiti due splendidi chiostri, che alla cacciata dei gesuiti, diventarono residenze e collegi.
Monastero di Santa Catalina: questo convento di suore di clausura fu costruito nel settembre del 1579 in onore di Santa Catalina di Senna e restò chiuso al mondo fino al 1970. Entrando, ci si rende conto di essere in una, vera e propria, città con strette piazze, strade e giardini che portano nomi di città spagnole e ricordano i quartieri antichi di Siviglia o Granada. Al suo interno sono presenti due musei che esibiscono importanti pezzi artistici come reliquie, porcellana, ornamenti religiosi, opere scultorie, e tele di differenti scuole.
Mirador Yanahuara: costruito nel XIX secolo con una serie di archi in sillar offre una meravigliosa vista di Arequipa e dei vulcani Misti, Chichani e Pichu Pichu.
8° giorno:Arequipa – Sillustani - Puno
Necropoli preincaica di Sillustani: caratterizzata dalle sagome a base quadrata o tonda delle torri funerarie (le cosiddette “Chullpas di Sillustani”). Queste torri circolari, che raggiungono i dodici metri d'altezza, non hanno età certa. Alcuni documenti del XVI secolo spiegano che tali strutture erano state "costruite di recente", anche se alcune appaiono tuttora incompiute (e altre sono state devastate dai tombaroli). Le popolazioni che le costruirono (i Colla, una civiltà di lingua aymara dall'architettura più complessa di quella inca), vennero conquistate dagli Inca circa un secolo prima. Secondo alcuni le "Chullpas" potrebbero essere i sepolcri dei nobili dei Colla, che seppellivano i membri della nobiltà con tutta la famiglia.
9° giorno: Puno – Lago Titicaca - Puno
Isole galleggianti degli Uros: isole costruite interamente con canne di tortora (un giunco molto presente nelle acque del lago Titicaca), che prendono il nome dagli indios che vi abitano. La leggenda narra che nelle vene degli Uros scorreva del sangue nero, che permetteva loro di sopravvivere alle rigide temperature notturne del lago. Gli Uros si fusero con alcune tribù Aymarà e Quechùa, ma gli indios di sangue misto che vivono sulle isole hanno mantenuto in vita le antiche usanze. Gli abitanti pescano e cacciano uccelli, la loro sopravvivenza è basata inoltre sulla vegetazione lacustre, soprattutto sulle canne, utilizzate per costruire le abitazioni, le scuole, le imbarcazioni, le basi delle stesse isole e anche per l’alimentazione.
Isola di Taquile: patria di abilissimi tessitori che realizzano capi in lana di alpaca con disegni coloratissimi che simboleggiano la posizione familiare e sociale di chi li indossa.
10° giorno:Puno – Cuzco
Cuzco: fu la capitale dell'Impero Inca ed è considerata la capitale storica del Perù. Nel 1983 venne dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Iglesia de la compañia de Jesús: costruita nel 1571 dai gesuiti sopra le fondamenta del palazzo di Huayna Capac, ultimo sovrano inca a regnare su un impero unito e libero, e venne poi ricostruita a seguito il terremoto del 1650. La facciata barocca la colloca tra una delle chiese più decorate della città.
Museo del sito di Korikancha: contiene diversi reperti archeologici del periodo inca e delle culture preincaiche.
Museo Històrico Regional: contiene la collezione in ordine cronologico di alcuni reperti: punte delle frecce del periodo preceramico, vasi delle culture chavín, mochica, chimu, chancay ed inca, alcuni tessuti inca ed oggetti di ornamento d’oro trovati durante gli scavi nel sito di Korikancha, una mummia di Nazca, alcuni quadri della scuola cuzqueña e mobili in stile coloniale.
Monumento Pachacuteq: uno dei re Inca più valorosi della storia: con lui l'impero Inca aveva cominciato l'espansione e dominio nelle Ande. Questo monumento consiste in una torre a base circolare alta 22 metri, sulla quale è posta la statua in metallo di Pachacuteq. All'interno della torre si sale per sei piani fino a sbucare sul terrazzo panoramico che offre una bella vista sulla città.
Museo de Arte Popular: racchiude un’interessante collezione di ceramiche, fotografie, dipinti e sculture, tra cui pezzi di importanti artisti peruviani, come Edilberto Mérida, Hilario Mendivil e anche Santiago Rojas.
Museo Municipal de arte Contemporaneo: accoglie una collezione di arte locale contemporanea.
Centro Qosqo de Arte Nativo Danzas folklorisitcas: fondato nel 1924 con l’obiettivo di far conoscere al mondo la cultura delle danze e delle musiche folcloristiche peruviane. Si possono vedere danze rituali, guerriere, agricole e carnevalesche accompagnate da momenti musicali molto suggestivi. Di notevole interesse gli abiti utilizzati (che vengono poi esposti al pubblico a fine spettacolo) in quanto sono differenti a seconda della zona da cui provengono.
11° giorno: Cuzco
Plaza de Armas: cuore della Cuzco Inca e, ancora oggi, fulcro della vita moderna. La piazza è circondata dai portici di epoca coloniale. Nei pressi si trovano diverse chiese.
La Cattedrale: venne costruita tra 1559 e il 1659 utilizzando i blocchi di pietra sottratti al vicino sito Inca di Saqsaywamán. Essa costituisce un complesso unico insieme alla Iglesia del triunfo e alla Iglesia de Jesús Maria. Ospita una delle più importanti collezioni di opere d’arte del periodo colonialedi Cuzco (specialmente della “escuela cuzqueña” di pittura). Numerose le cappelle laterali che contengono elaborati piedistalli per le processioni.
Tempio di Korikancha (Tempio del sole): in epoca inca era letteralmente ricoperto d’oro, oggi restano solo poche strutture in pietra in quanto sulle rovine poggiano la Chiesa ed il convento di Santo Domingo. In questo tempio si svolgevano riti religiosi e, si ritiene, che fossero custoditi i corpi mummificati di diversi sovrani inca esposti giornalmente alla luce del sole per ricevere offerte di cibo e bevande. Korikancha era anche un osservatorio dove i sacerdoti studiavano le attività dei corpi celesti.
Chiesa di Santo Domingo: fu distrutta due volte dai terremoti (1650 e 1950) e danneggiata dal sisma del 1986. All’ingresso ci sono alcune foto che spiegano i danni provocati dal primo terremoto: è interessante il confronto tra le condizioni dell’edificio coloniale con quelle delle mura di epoca inca danneggiate in modo molto modesto durante le scosse telluriche. Molti i dipinti che mostrano la vita del santo, spesso raffigurano cani che stringono una fiaccola tra i denti, si tratta dei cani da guardia di Dio (in latino: “domini cani”, nome dell’ordine religioso ispirato al santo a cui è stata consacrata la chiesa).
Kenko: il nome significa zigzag. Il sito è costituito da una grande roccia calcarea sulla quale sono stati scavati nicchie e gradini e sono state scolpite incisioni simboliche tra cui i canali a zigzag, che servivano per il sacrificio rituale.
Saqsayhuaman: si tratta di un’antica fortezza inca costruita tra il 1438 e il 1500 circa, sotto il dominio di Pachacutec. Si eleva in una posizione dominante della collina di Carmenca, che domina da nord la città di Cusco. Il grandioso complesso presenta un triplice ordine di cinte murarie lunghe 300 metri, realizzate con enormi massi di pietra incastrati tra di loro con grande precisione. Cronisti ed archeologi attribuiscono al piano della città di Cusco la forma di un puma, di cui la fortezza di Saqsayhuaman rappresenterebbe la testa (la muraglia che procede a zig-zag ricorda le fauci dell’animale). Alla sommità, inoltre, è visibile l’occhio del puma. Questo almeno prima dell'arrivo dei conquistadores spagnoli, i quali prelevarono dal sito numerose pietre per costruire case e chiese nella città.
Pukapukara: imponente struttura che domina la valle di Cuzco. In particolari condizioni di luce la roccia assume colore rosato (il nome significa “forte rosso”). La parte inferiore è composta da diverse camere residenziali, mentre la parte alta era adibita a magazzini.
Tambomachay: sito inca dedicato al culto dell’acqua. È costituito da una vasca cerimoniale in pietra finemente lavorata che convoglia l’acqua di una fonte cristallina attraverso fontane ad oggi ancora funzionanti.
Tipon: sito inca che consiste in una serie di splendidi terrazzamenti. Situato all’imbocco di una piccola valle, è degno di nota soprattutto per il sistema di irrigazione davvero ingegnoso.
Piquillacta: rovina preinca costruita intorno al 1100 d.C. dal popolo wari. Si tratta di un grosso centro cerimoniale composto da edifici diroccati a due piani con l’ingresso situato al piano superiore. La città è circondata da una cinta di mura difensive.
Villaggio di Oropesa: piccolo paese famoso per essere la capitale nazionale del pane. Ci sono moltissimi forni e gran parte della popolazione fa il fornaio di mestiere. Molto carina sono la piazza principale e la chiesa.
12° giorno: Cuzco – Valle Sacra degli incas – Ollantaytambo
La valle del fiume Urubamba si trova a 15 Km a nord di Cuzco. Famosa per i numerosi siti archeologici ma anche per gli sport d’avventura che vi si praticano.
Rovine di Pisac: cittadella inca situata sulla sommità di una collina celebre per i suoi terrazzamenti coltivati che formano grandi linee curve che si estendono sulle pendici meridionali ed orientali della montagna. I livelli sono collegati da scalinate diagonali realizzate con pietre conficcate nei muri di contenimento delle terrazze stesse. Sopra le terrazze vi sono dei sentieri difesi da massicce porte di pietra e ripidi gradini. Il centro cerimoniale del sito è situato in cima alle terrazze. Notevoli infine le diverse canalizzazioni d’acqua tutt’oggi funzionanti e alcune mura dei templi perfettamente conservate.
Chinchero: piccolo villaggio nel quale viene effettuato un mercato molto colorato dove artigianato, antiquariato e frutta e verdura sono esposti fianco a fianco e dove tutt’oggi viene praticato il baratto. Stradine ripide e strette portano alla chiesa e alle rovine inca. La chiesa ha la volta in legno completamente affrescata e una statua di Santiago Mata Moros.
Saline incaiche di Maras: Le migliaia di pozze che compongono questo spettacolare sito furono sfruttate come cave di sale già durante il Tahuantinsuyo, ovvero durante il periodo di dominio Incas del Perù. Oggi gli abitanti di questa zona incanalano l’acqua salina che fuoriesce dal sottosuolo verso altre pozze nelle quali, per effetto del sole, l’acqua evapora lasciando sulla superficie il sale che, in seguito, è lavorato per venderlo al mercato locale.
Fortezza di Ollantaytambo: Fu uno dei pochi luoghi in cui gli inca sconfissero i conquistadores. Nel 1536 Hernando Pizarro giunse qui con il suo esercito nel tentativo di catturare Manco Inca. Dall’alto delle spettacolari e ripide terrazze difensive gli uomini di Pizarro vennero bersagliati da frecce, lance e massi e si trovarono ancora più in difficoltà, quando il sovrano inca fece allagare la pianura sotto la fortezza attraverso dei canali appositamente preparati. In cima alle terrazze si trova la zona del tempio, la pietra utilizzata per le costruzioni veniva estratta da una cava sopra il fiume Urubamba. Per trasportarla gli inca deviarono il corso del fiume.
13° giorno:Ollantaytambo - Aguas Callentes – Machu Picchu – Aguas Callentes
Machu Picchu: la città perduta degli incas sorge in una posizione spettacolare a 2400 metri, in basso scorre il fiume Urubamba, le montagne circostanti sono ricoperte di vegetazione, una fitta selva tropicale. La costruzione della città risale al XV secolo, sotto il regno di Pachacùtec: forse fu uno dei rifugi degli ultimi difensori dell'impero, davanti all'avanzata degli spagnoli. Il complesso si divide in tre settori: l'area agricola (terrazzamenti, depositi, abitazioni, una roccia rituale), la parte dei nobili e la parte dedicata al popolo. L’area urbana racchiude la piazza principale, adibita a funzioni civili e religiose il Templo Mayor, il Templo de las Tres Ventanas e la Casa de los Sacerdotes, l'osservatorio solare, la roccia sacra, l'area delle abitazioni e dei laboratori, il Palacio Real e il Tempio del Sol. Se si sale fino all'Huayna Picchu (cima giovane), s'incontra il Tempio della Luna e si gode un panorama indescrivibile sulle rovine e sulla vallata sottostante.
14° giorno: Aguas Callentes – Cuzco
Museo de Sitio Manuel Chávez Ballón di Aguas Callentes:ospita delle splendide mostre multimediali sugli scavi archeologici condotti a Machu Picchu, sulle antiche tecniche di costruzione, la cosmologia e la cultura inca. Molto grazioso anche il giardino botanico contenente piante tipiche della giungla situato all’esterno del museo.
15° giorno: Cuzco – Lima
Parque de las Leyendas di Lima: parco che consente di ammirare la biodiversità peruviana e la sua flora e fauna. È suddiviso in 3 sezioni: costa, sierra ed amazzonia.
16° giorno: volo di rientro Lima – Milano
17° giorno:Arrivo a Milano
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Viaggo di Giovanni Oliveri |
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Da Kuelap a Machu Picchu, le antiche civilta’
Il viaggio di Olivieri Giovanni.
Da Kuelap a Macchu picchu sulle tracce delle antiche civilta’ peruviane...
passeggiando tra blocchi di pietra perfettamente squadrati…..
tra città misteriose nascoste nella foresta…..
sorvolando linee enigmatiche tracciate in epoca remota…..
navigando su di un lago ad un passo dal cielo…..
e sentire la forza magica di quei luoghi….
su di uno sfondo di paesaggi incantati….
e dei mille colori dei suoi abitanti….
I giorno 3/02/08 Peru’ arriviamo…
partenza da Savona ( Gio, Maura, Giulio e Germana ) alle 4.30 per l’ aeroporto di Genova , quindi decollo per Lima via Madrid cosi dopo ben 15 ore di volo alle 21 ora locale atterriamo nella capitale peruviana.
I bagagli sono arrivati e ad attenderci c’ è, puntuale, il corrispondente del nostro tour operator.
Il nostro albergo “ La Faraona” si trova nel quartiere di Miraflores a circa 18 km dall’ aeroporto e qui siamo accolti con un ottimo pisco souer di benvenuto. Poi , finalmente a letto ,per il meritato riposo.
II giorno 4/02/2008 Nuotando con i leoni…
Partenza dal porto di Callao per le isole San Lorenzo, Fronton e Palomino.Costeggiamo per prima l’ isola di San Lorenzo, la maggiore delle tre, poi Fronton, dove si trovava un carcere di massima sicurezza, e per ultima, Palomino, paradiso dei leoni marini.
Dopo aver indossato le mute ci siamo immersi nelle gelide acque del Pacifico ed abbiamo nuotato tra questi grossi animali, cosi goffi sulla terra ma cosi agili in mare.
Rientro per il pranzo a base di cheviche , un ottimo piatto a base di pesce crudo marinato nel lime.
Poi una piacevole passeggiata per il quartiere di Miraflores fino al centro commerciale “Larco Mar” posto di fronte all’ oceano da cui si può ammirare uno splendido panorama.
Veloce doccia in hotel e poi di corsa all’ aeroporto destinazione Truijllo dove abbiamo alloggiato presso l’ hotel “Los coquistadores”.
III giorno 5/02/08 Una capitale di argilla …
Visita alla huaca del Sol e della Luna. La prima non è visitabile mentre la seconda è un vero gioiello dell’ arte moche. All’ interno dei suoi 6 livelli sono rimaste incisioni e decorazioni con colori ancora molto vivi. L’ apoteosi è stata la facciata del tempio.
Siamo rientrati a Truijllo dove abbiamo passeggiato per la Plaza de Major , cuore della città ,su cui si affacciano bellissimi palazzi in stile coloniale e la cattedrale barocca.
Una volata in hotel per recuperare i bagagli e poi via verso Chan Chan, la capitale in argilla del regno Chimu’.
Abbiamo visitato il complesso di Tschudi , un grande palazzo costruito per un unico imperatore con ben 3 cortili cerimoniali , stanze per rituali religiosi, l’ abitazione del signore, i magazzini, un grande lago che serviva da cisterna e , in fondo, la tomba dell’ imperatore stesso e della moglie. Molte sono le decorazioni con uccelli, pesci, lontre marine, altre a rombi a ricordo delle reti da pesca ( Chan Chan dista solo 2 km dal mare).
Abbiamo quindi pranzato a Huanchaco, una ridente località balneare a pochi km da Truijllo, su una splendida terrazza di fronte all’ oceano.
Il nostro viaggio è quindi proseguito per il sito archeologico di “el Brujo” ,in cui lo scorso anno è stata ritrovata la mummia della Signora di Cao: imperatrice che presentava sul proprio corpo diversi tatuaggi. Arrivati a Chiclajo, abbiamo alloggiato presso l’ hotel “Las Musas” . Dopo cena breve passeggiata nei pressi dell’ hotel: piazza e giardini sono adornati con statue di cariatidi e muse greche ( naturalmente fasulle) veramente brutte e fuori luogo
IV giorno 6/02/08 Nel mezzo del bosco di Pomac : Batan Grande…
Visita al museo di Sican . La tomba del signore di Sican, imperatore della dinastia di Lambayeque, è stata scoperta inviolata nel sito di Batan Grande.Splendide sono le maschere funerarie in oro massiccio! Abbiamo raggiunto quindi il bosco di Pomac, un’ area di circa 13400 ettari di terreno occupati da alberi di carrube.La prima sosta è presso l’ albero millenario usato ancora oggi dai curadores per le loro cerimonie.Siamo arrivati a Batan Grande ,area in cui sono ancora presenti più di 20 huacas e lì abbiamo letteralmente scalato la huaca dell’ oro (luogo in cui è stata trovata la tomba del Signore di Sican) . Arrivati sulla cima abbiamo goduto di una vista incomparabile della foresta sottostante e di tutte le huacas del sito..Prossima tappa Tucume.Nel museo sono esposte ceramiche e altri manufatti ritrovati nel sito e poi un’ altra faticosissima salita al mirador del Cippo del Purgatorio. Molte sono le piramidi del sito anche se nessuna è visitabile perché ancora in fase di restauro.
Tornando a Chiclajo abbiamo fatto tappa al mercato delle erbe dove ci è stata mostrata una miriade di tipi di erbe che servono per curare ogni malattia. Bello e coloratissimo il mercato ortofrutticolo dove le merci sono esposte con grazia magistrale.
Rientro in hotel per un riposino di ben 3 ore e poi cena in un elegante ristorante del centro.
V giorno 7/02/08 Riusciranno i nostri eroi……
Visita alla huaca Rajada il sito in cui è stata trovata inviolata la tomba del Signor de Sipan. Le tombe sono state ricostruite cosi come sono apparse agli archeologi.
Ci siamo fermati per acquistare un panino per il pranzo e quindi siamo partiti per Chachapoya.Dopo una lunga strada abbiamo cominciato ad avventurarci sulle Ande.Il tempo da soleggiato è divenuto nuvoloso poi ha cominciato a piovere fitto fitto e quindi ci siamo inoltrati nella nebbia. L’ asfalto ha lasciato il posto alla strada sterrata e, dopo code ed un avanzamento a rilento, ci siamo impantanati!
Dopo improvvisati e vani tentativi di salvataggio che hanno contribuito unicamente a far sprofondare ulteriormente il mezzo nel fango, finalmente dopo’ piu’ di un ora e’ arrivato il pulmino con i soccorsi ..e la preoccupazione del momento ha lasciato spazio ad un emozione di piu’ da aggiungere al nostro diario di viaggio.
Alle 22 abbiamo preso possesso delle nostre stanze presso l’ hotel “Casa Veja” di Chachapoya e di corsa a cena perché il ristorante stava chiudendo. Siamo a 2200 m. di altitudine e qui le temperature si fanno più rigide.
VI giorno 8/02/08 La strada e’ impervia, ma Kuelap vale il viaggio
Partenza per la fortezza di Kuelap : il viaggio si snoda attraverso la campagna amazzonica prima costeggiando il fiume Utcubamba e poi cominciando a salire fino a 3000 m di altitudine percorrendo sempre una strada sterrata disseminata di buche e frane. Il pulmino ci ha lasciato ed abbiamo proseguito a piedi su per un sentiero di montagna per circa 1km e quindi sono apparse innanzi a noi le superbe mura di cinta della cittadella di Kuelap ,detta la Macchu Picchu del nord. Il sito è completamente immerso nella vegetazione lussureggiante ed è suddiviso in 2 livelli.
I chachapoyas costruivano le loro abitazioni di forma circolare e ne sono rimasti resti di più di 200, 6 delle quali con la facciata decorata.
Ridiscesi nella piazza dove ci attendeva il pulmino abbiamo consumato un frugale pranzo al sacco e poi abbiamo ripreso velocemente la strada del ritorno perché il tempo si faceva via via più minaccioso. Mentre eravamo in itinere ci ha sorpreso un violento temporale che ha provocato lo straripamento di un ruscello sulla strada che stavamo percorrendo. Siamo rimasti così fermi per quasi un’ ora finchè la strada non è stata sgomberata : il viaggio di ritorno si è concluso nel migliore dei modi. Nonostante la strada impervia e gli inconvenienti riscontrati lungo il tragitto possiamo certamente affermare che la fortezza di Kuelap ….vale il viaggio.
VII giorno 9/02/08 I preziosi reperti della Tumba del Senor de Sipan
Levataccia alle 4.00 e partenza da Chachapoya alle 5.00 per Lambayeque. La strada che abbiamo percorso all’ andata , per altro l’ unica esistente per raggiungere Chachapoya, è chiusa al traffico dalle 7.00 alle 19.00 causa lavori (speriamo che riescano ad asfaltarla!).
Il viaggio è stato interminabile, prima sotto la pioggia ,poi appena ritornati sulla costa,sotto un sole cocente.
Ore 13.30 arrivo a Lambayeque al museo della Tumba Real del Signor de Sipan .Il museo ,inaugurato nel 2002 ,ha la forma di una huaca moche,ed è suddiviso in 3 piani. Il primo comprende ceramiche ed attrezzi ritrovati in diversi siti mentre i 2 inferiori comprendono il corredo funerario del Signor de Sipan , di un sacerdote, e del vecchio Signor de Sipan (probabilmente il nonno del primo).Spettacolare è il quantitativo di gioielli in oro, argento e rame dorato ritrovato su queste mummie.
Conclusasi la visita siamo rientrati in hotel a Chiclajo dove abbiamo potuto usufruire dell’ uso della stanza per una doccia prima di cena. Ore 19.45 partenza per l’aeroporto per prendere il volo che ci avrebbe ricondotto a Lima e il congedo dalla nostra impareggiabile guida Roberto e l’ autista Manuel. Atterraggio a Lima alle 23.30 e dopo il solito viaggio di mezz’ ora attraverso la metropoli siamo giunti sfiniti in hotel.
VIII giorno 10/02/08 A meta’ del nostro viaggio ritemprarsi nella quiete di Santa Catalina
Partenza dall’ aeroporto di Lima per Arequipa . Alle 12.30 ,dopo l’ incontro con Ortensia , la nostra guida, cominciamo subito il tour della città bianca. Prima tappa al Mirador di Yanahuara da dove si possono ammirare i 3 vulcani che circondano la città. El Misti, il Chachani e il Pichupichu..Malgrado la giornata fosse splendida la cima del Misti traspariva appena tra la nebbia. Dopo una breve tappa nell’ hotel “Casa Andina” abbiamo proseguito per la visita al Monastero di Santa Catalina. E’ una struttura sorprendentemente grande, una città nella città , con tanto di vie, piazze , gli alloggi ,talvolta molto lussuosi delle monache, vari chiostri, le cappelle , i lavatoi. Incredibile la mescolanza di colori che vanno dal rosso all’ arancio, dal bianco al blu e dalle mille sfumature delle miriadi di fiori, dove si respira una pace e tranquillita’ al di fuori di ogni tempo.
. Usciti da lì ci siamo recati in plaza de Armas dove troneggia l’ imponente cattedrale dall’ interno piuttosto semplice perché ricostruito di recente dopo un terremoto. Il resto della piazza è contornato da bei palazzi in stile coloniale uno dei quali si pensa fosse la residenza di Pizarro.Su un lato della piazza si affaccia la chiesa de la Compania in stile barocco meticcio.All’interno , oltre a splendidi altari di legno dorato spicca la cappella di Sant’
Ignazio , decorato con motivi floreali molto vivaci. Belli anche i chiostri ormai sedi di negozi e locali. La nostra guida ci ha lasciato liberi di passeggiare ancora un po’ per le strade del centro e, non so per quale fortuna, abbiamo trovato aperta la cattedrale di Santa Catalina (solitamente solo aperta durante la funzione del mattino) : spettacolare l’ altare in argento massiccio!
Cena a base di cuy , il porcellino d’ India, qui considerato il piatto delle feste. La cena è stata inoltre allietata da un gruppo che suonava musica andina
IX giorno 11/02/08 Mai cosi’ vicini al cielo…
Siamo partiti da Arequipa e ci siamo avviati verso Chivay . Il cielo è terso cosi abbiamo potuto ammirare le cime innevate dei vulcani El Misti e Chachani e poi abbiamo proseguito verso l’ area protetta più grande del paese “Aguada Blanca” una sorta di steppa di arbusti che si trova a più di 4000 m di altitudine.La salita è stata frammentata da numerose pause per rendere più sopportabile la salita in quota e per fotografare i numerosi greggi di vigogne,lama ed alpaca che vivono qui allo stato selvaggio. Sulla strada molti sono i mercatini dove si trovano manufatti in lana di alpaca e altri piccoli oggetti. Il culmine lo abbiamo raggiunto al Mirador de los Andes a 4910 m di altitudine e poi la strada ha preso a scendere verso la valle del Colca. Chivay è una piccola cittadina sede termale, solcata dal Colca. Arrivo in hotel “Pozo del Cielo” sotto un acquazzone che , per fortuna, cessa in fretta, così dopo un breve riposino ci siamo recati al mercato del paese.Qui tutte le donne indossano abiti tradizionali cosi belli e colorati e danno un tocco di eleganza anche ad un mercato ortofrutticolo.Ore 17 lo stabilimento termale ci accoglie in una grande piscina con acqua che arriva direttamente dalla sorgente ad una temperatura di 38° … una delizia!Rilassatissimi abbiamo fatto ritorno in hotel dove abbiamo cenato a lume di candela in un elegante salone davanti alle luci della città e poi subito a letto domani la sveglia sarà alle 5!
X giorno 12/02/08 Il giorno del “ Condor”…
Partenza dall’ hotel alle 6, mentre albeggiava, per la valle del Colca. Prima tappa Yanke, dove la popolazione, malgrado l’ ora, era già in fermento: alcuni vendevano oggetti di artigianato,altri si mettevano in posa con lama, falchi e altri uccelli per farsi fotografare, altri ancora intraprendevano una danza tipica. Bella la chiesa di San Francesco ora in restauro. Altre tappe sono state nei numerosi Mirador per ammirare le rocce scoscese che scendono giù verso il letto del fiume,i terrazzamenti di epoca preincaica ancora oggi tutti coltivati ed un panorama veramente mozzafiato. Giunti al Mirador del Condor il letto del fiume era nascosto da una fitta nebbia ed abbiamo dovuto attendere più di un’ ora per vedere il famoso volatile anche se molto da lontano. Sulla strada del ritorno abbiamo ancora fatto sosta nel villaggio di Maca.dove si trova una bella chiesa in stile barocco meticcio con grandiosi altari in legno dorato e un Sant’ Antonio vestito con abiti andini! Dopo aver salutato la nostra guida Ortensia abbiamo intrapreso la lunga strada verso Puno .Dopo circa 4 ore arrivo in hotel “Casa Andina” e , posate le valigie, siamo corsi in strada perché non volevamo perdere neppure un minuto della festa della Candelaria. All’ inizio abbiamo visto solo molte esibizioni di bande musicali ma verso le 21 molti gruppi folkloristici in abiti coloratissimi e sfarzosissimi si sono esibiti in danze scatenate .E’ stato uno spettacolo sensazionale!
XI giorno 13/02/08: Navigando e galleggiando su isole e barche di canna …
Un’ altra levataccia alle 5.45 e partenza alle 6.45 per il porto di Puno dove i siamo imbarcati su di un battello che , dopo 20 minuti ci ha condotto sulle isole galleggianti degli Uros.Queste isole sono grosse piattaforme fatte di canne di tortora e sulle quali si trovano capanne , fatte anch’ esse di canne di tortora, su cui vivono 7-8 famiglie, occupandosi di pesca e fabbricando oggetti di artigianato. Dopo i doverosi acquisti abbiamo navigato fino ad un’ altra isola su di una delle loro barche fatte di canne, in compagnia di due bambine Uros che ci hanno allietato con la loro simpatia ballando e cantando. Un'altra pellicola di viaggio che restera’ a lungo nei nostri cuori
. Abbiamo ripreso la navigazione sul lago Titicaca , il lago più grande del mondo,fino a raggiungere l’ isola di Tequile. Appena sbarcati ci siamo inerpicati su di un ripido sentiero che ci ha condotto al punto più alto dell’ isola. E’ stata una faticaccia salire, respirare a 4000 m. è veramente problematico! Lassù siamo stati ripagati della fatica con un panorama veramente spettacolare ,abbiamo potuto anche scorgere la costa boliviana con la cordigliera reale innevata. Il pranzo è stato in un ristorantino modesto ma la zuppa di quinoa e la trota erano veramente superlative. La strada di ritorno verso il porto è stata sicuramente meno faticosa anche se abbiamo dovuto scendere una scala in pietra di oltre 500 scalini. Ci sono volute 3 ore per rientrare al porto di Puno e dopo una doccia alle 19 siamo usciti mentre i primi gruppi cominciavano a sfilare.Dopo la cena ci siamo fermati in plaza de Armas ed abbiamo assistito alle sfilata di non so quanti gruppi che è terminata solo verso le 23.
XII giorno 14/02/08 : Una necropoli antica dove vive lo spirito…
Mattinata libera a Puno. Un taxi ci ha portato fino a Chucuito dove si trova il tempio della fertilità. In questo piccolo tempio , animato da un gruppo di bambini che ci ha narrato in spagnolo la storia del tempio,le colonne sono sostituite da tanti piccoli falli , con uno grande al centro , alla cui base gli inca ponevano le offerte per poter avere figli o anche per avere un abbondante raccolto.Abbiamo quindi fatto un giro sulla piazza principale su cui si affaccia la bella chiesa di san Domenico. Da qui il panorama del lago è bellissimo con grandi lagune costiere dove pascolavano greggi di pecore. Ore 12 partenza per Sillustani , una necropoli sita su di una penisola protesa sul lago Umayo in cui si trovano numerose chullpas, tombe preicaiche a forma di gigantesche torri alte anche 10 m. E’ un luogo veramente mistico e viene usato tutt’ ora dagli stregoni per i loro rituali. Un veloce pranzo al sacco e partenza per Cuzco , dopo 5 ore la cena in un lussuosissimo ristorante del centro abbellito da una miriade di palloncini rossi… ci siamo anche dimenticati di San Valentino. Finalmente all’ hotel “Ruinas”, ma dormire è veramente un peccato essendo a soli due isolati da Plaza de Armas così abbiamo deciso di andare a fare due passi. La piazza è semplicemente magnifica illuminata da mille lampioni… ma la visita vera e propria è rinviata a domani.
XIII giorno 15/02/08 : Nell’ombelico del mondo Inca
Tour delle 4 rovine, cioè di ciò che rimane della parte incaica di Cuzco dopo la conquista spagnola. Prima tappa Puca Pucara, una fortezza
usata come avamposto d’ avvistamento verso i cammini che conducevano alla valle sacra. Seconda tappa Tambomachay il passaggio segreto del re che percorreva per raggiungere la valle sacra.E’ detto anche il bagno del re perché c’ è una fontana dove il re si rinfrescava prima del suo rientro in città. Terza tappa Qenko il centro cerimoniale con una grande piazza circolare circondata da nicchie in cui venivano deposte le mummie degli imperatori durante le cerimonie ufficiali. Ci sono inoltre numerosi altari, una sorta di labirinto e una zona sotterranea dove si facevano sacrifici di lama e preparavano i morti per la sepoltura. Dopo una sosta ad un maglificio che produce maglie di lana di alpaca abbiamo proseguito per la fortezza di Sacsaywaman con le enormi mura che corrono a zigzag e simboleggiano i denti del puma. Ridiscesi in città abbiamo cominciato la visita alla Cattedrale entrando dalla cappella della Sacra Famiglia, luogo in cui il popolo assisteva alle funzioni. L’ interno, a 3 navate , con numerose cappelle laterali, ha ,al centro, uno spettacolare coro in legno di cedro e l’altare maggiore è costituito da 3 tonnellate di argento. Abbiamo proseguito verso il Koricanka , il tempio del sole , o ciò che ne rimane visto che gli spagnoli hanno tentato di cancellarne l’ esistenza costruendoci sopra il convento dei domenicani. Nella parte laterale del chiostro sono rimaste alcune stanze ben conservate le cui mura sono costruite con massi perfettamente squadrati e sovrapposte in modo assolutamente preciso che pare fossero ricoperte da lamine d’ oro. Probabilmente il tempio era ricchissimo di statue di idoli in oro massiccio completamente depredate dagli spagnoli. La chiesa costruita con le pietre recuperate con la distruzione del tempio è piuttosto deludente. Pranzo in un delizioso ristorante tipico e poi pomeriggio a disposizione.Innanzitutto ci siamo recati a San Blas, il quartiere degli artisti, dove non abbiamo trovato ciò che pensavamo: solo atelier di pittori moderni e qualche negozio di antiquariato di dubbio gusto. La cappella , di cui ci avevano tanto parlato è piuttosto spoglia fatta eccezione del pulpito in legno di cedro finemente cesellato, ma il biglietto d’ ingresso è veramente troppo caro! La seconda tappa è al museo Inka, se si pensa che Cuzco era definita dagli Inka ,l’ ombelico del mondo, è veramente poco quello che è rimasto di quella civiltà e disposto in modo approssimativo, dovrebbe ,sicuramente essere rivisto secondo i nuovi modelli. Compreso nel prezzo c’ era anche uno spettacolo di danze folkloristiche : brutti i costumi e noiose le danze… la classica trappola per turisti.
XIV giorno 16/02/08: Le Saline Andine
Partenza alle 8.30 per il villaggio di Chinchero sito 3800 m di altitudine di origine inka. Quasi tutte le abitazioni in adobe poggiano su fondamenta di pietra inka, perché risultano di gran lunga più resistenti ai fenomeni sismici. Salendo per le vie silenziose si respira una calma irreale fino a giungere nella piazza centrale : oggi plaza de Armas un tempo il centro cerimoniale inka, ancora contornato da mura di splendida fattura, con nicchie contenenti , secoli fa, idoli in oro. Sulla piazza si affaccia una splendida chiesa in adobe in puro stile coloniale, decorata con affreschi di scuola cuzquena . Un’ altro momento di shopping al mercatino allestito dalle donne del paese e poi proseguimento verso le saline di Maras. Questa è una profonda valle in cui sgorga una sorgente di acqua salata e, in cui sono scavate ben 3500 vasche di decantazione del sale che sgorgano poi nel fiume Urubamba. Suggestivo il biancore delle pareti e il fondo di alcune vasche mentre altre sono ancora piene d’ acqua. Al ritorno abbiamo percorso una strada sterrata che passa attraverso i villaggi, potendo , cosi, vedere i contadini al lavoro nei campi o al pascolo del bestiame. Rientro a Cuzco per esplorare la parte della città ancora sconosciuta. La prima visita è stata al convento della Merced . La chiesa è ricca di altari in legno ricoperti da lamine d’ oro, con un chiostro adornato di colonne finemente lavorate e con soffitti a cassettoni cesellati e in parte dipinti di azzurro. Al piano superiore una pinacoteca , con dipinti rappresentanti Madonne che indossano abiti indios e persino una pietà in cui Gesù e Maria hanno sembianze indio. Al piano terreno una sala capitolare, la cella di un frate e una sala piena di reliquie tra cui spicca un ostensorio in oro di 22 kg, tempestato di perle e brillanti. In questa chiesa abbiamo vissuto un momento di commozione assistendo ad un matrimonio. Proseguendo verso la zona sud della città abbiamo visitato la chiesa di San Francesco, quella di San Pietro , il mercato, la piazza del Regocijo. Al nostro rientro in hotel abbiamo trovato il nostro autista ad attenderci per condurci a cena al “ Mastro Antonio” , un locale tipico con animazione e un ottimo buffet. Stasera ci siamo concessi l’ unico lusso in Perù:una bottiglia di vino! Il ritorno è stato a piedi attraversando ancora una volta la maestosa Plaza de Armas.
XV giorno 17/02/08 : Immersi nei colori del mercato di Pisac…preparandoci al Natale
Partenza alla volta di Pisac dove abbiamo fatto la prima tappa al sito archeologico.Abbiamo percorso un sentiero irto tra terrazzamenti perfetti,tanto che vengono ancora oggi utilizzati per le coltivazioni, fino sulla vetta della montagna, luogo in cui si trova la zona sacra inca. La piazza centrale conta ben 3 altari dietro i quali spicca il tempio del sole, attorno ad esso molti templi minori e un’ abitazione del sacerdote costruita con massi non squadrati perché si differenziasse da quelle degli dei. Circa a metà declivio si trovava il villaggio e anche qui, le abitazioni sono costruite da massi non squadrati. Siamo quindi scesi in paese dove la domenica si tiene il mercato settimanale. Qui i contadini portano a vendere il loro raccolto e si possono trovare un’ innumerevole quantità di patate (in Perù ne esistono 3000 varietà) ,mais, frutta, ortaggi, carne e pesce. Molti i banchetti che cuociono il mais, preparano cibi, vendono la chicha (una sorta di birra di mais) , preparano spremute di arance. Abbiamo consumato un panino in un bar che aveva una terrazza prospiciente il mercato ed è stato bellissimo vedere quell’ andirivieni di persone che indossavano abiti tipici coloratissimi, acquistare ,contrattare, discutere. Su questo mercato abbiamo , anche, potuto acquistare ben 6 presepi, tutti con costumi differenti. Si prosegue per Ollantaytambo dove si trova un incredibile complesso di rovine definito La Fortezza. Nella parte bassa ci sono tutta una serie di costruzioni adibite all’ imbalsamazione e all’ inumazione dei cadaveri, quindi si comincia a salire su per una ripida scala fino a giungere in una zona fiancheggiata da granai e poi,via sul sentiero inca che ci ha condotto nella zona sacra. Le mura sono state fatte con massi veramente enormi, squadrati e sovrapposti in modo perfetto
e resta ancora oggi un mistero di come siano riusciti a trasportarli così in alto con i pochi mezzi che possedevano. La città è stata distrutta dall’ ultimo imperatore inca, Manco Inca, per sfuggire a Pizzarro , mentre era ancora in costruzione , questo ci spiega massi ancora non collocati nei vari edifici. Siamo discesi per una ripida scalinata e ci siamo recati in hotel “Ollantaytambo Lodge” .Essendo ancora troppo presto per la cena abbiamo passeggiato per le strade del paese, che sono dritte fiancheggiate da case costruite su fondamenta inca.Passando dinnanzi ad un locale che suonava musica reggae a tutto volume ci siamo fermati per un pisco souer. L’ arredamento era veramente particolare: altalene al posto delle sedie, cuscini ovunque e … un palo per la discesa rapida. Gli uomini hanno deciso di provare questa nuova via d’ uscita ma al loro “atterraggio “ c’ erano le nostre guide che stavano bevendo una birra e che sono rimasti attoniti nel vedere i loro turisti cadere dall’ alto!E’ stato un momento davvero divertente! Dopo cena subito a nanna, domani sveglia all’ alba……e’ il giorno del Machu Picchu.
XIV giorno 18/02/08: “….e percorrendo l’antico sentiero inca quando all’improvviso la selva si dirada e davanti ai tuoi occhi compaiono le rovine della citta’ sullo scenario maestoso delle montagne, capisci che l’opera dell’uomo e della natura hanno trovato il perfetto equilibrio e forse e’ qui che risiede l’anima del mondo….”
Sveglia alle 5.30 , e partenza dalla stazione di Ollantaytambo alle 6.50 con il treno che ci condurrà al Machu Picchu.Il treno viaggia a circa 40 km l’ ora ed impiega circa un’ ora e mezza ,su di una ferrovia in discesa, ( il dislivello è circa 600 m.)per raggiungere la stazione di Agua Caliente. Arrivati al capolinea abbiamo fatto una corsa per raggiungere per primi il pullman che ci condurrà ai piedi della cittadella inca.Dopo una breve camminata tra la vegetazione uno spettacolo da togliere il fiato; la grandiosità del Machu Picchu! Abbiamo ripreso la strada per raggiungere il punto più alto, dove si trova la casa del guardiano. Da qui il panorama è stupefacente: sotto la vetta del Wayna Picchu si trova il pianoro dove è situata la città , i fianchi della montagna sono tagliati da un numero incredibile di terrazzamenti per le coltivazioni il tutto immerso in un verde brillante di un prato all’ inglese i cui giardinieri sono…i lama! Dopo aver scattato migliaia di foto abbiamo intrapreso la discesa verso la città percorrendo una scala i cui scalini sono scavati nella roccia.Oltrepassata la porta abbiamo potuto notare la diversità delle costruzioni che si trovano nella parte bassa della città rispetto a quelle che si trovano nella parte alta.: le prime sono state edificate con massi perfettamente squadrati mentre le seconde hanno massi squadrati sommariamente. Ciò ci dimostra che al tempo della conquista spagnola la città era ancora in costruzione e, volendo terminarla il prima possibile, rinunciarono alla perfezione delle loro costruzioni. Siamo giunti al tempio del sole, una costruzione che spicca tra le altre perché circolare, alla fonte sacra che forma una miriade di cascatelle, alla casa utilizzata dal re quando vi si recava in visita; abbiamo proseguito verso la piazza sacra con un grande altare sacrificale e , quindi siamo saliti sulla sommità della collina dove si trova l’ Intihatana, una roccia che fungeva da orologio astronomico- agronometro e utilizzato per lo studio delle stelle. Ridiscesi
o arrivati alla Roccia Sacra che ha una forma a losanga straordinariamente somigliante alla montagna che sta alle spalle e, pare, che per gli inca, questo fosse un dono della Pacha Mama, la madre terra.Proseguendo abbiamo raggiunto una costruzione molto grande che, probabilmente era un filatoio: gli inca , infatti, erano ottimi tessitori apprezzati anche dagli spagnoli. Abbiamo visitato la scuola dove , ai ragazzi insegnavano precetti religiosi in cui si trova un’ aula senza finestre , ben riparata , perché si usava la notte per studiare le stelle e per ultimo il tempio del condor. A questo punto le preziose spiegazioni di Luis sono finite ma il tempo a nostra disposizione no . Dopo poche gocce di pioggia è tornato il sole e noi abbiamo passeggiato lentamente , fermandoci di tanto in tanto per fissare nella nostra memoria questa meraviglia che ci porteremo a lungo negli occhi e nei cuori. Alle 15.30 abbiamo salutato il Machu Picchu ed intrapreso la via del ritorno. Ad attenderci alla stazione di Olliantaytambo il nostro autista Franco che ci ha riportato a Cuzco attraversando la valle sacra sotto una violenta grandinata. A Cuzco abbiamo cenato in plaza de Armas, sempre bellissima, con una coppia di Alassio conosciuta nella valle del Colca.. Poi l’’ennesimo rifacimento della valigia che comincia ad essere problematico vista la difficolta’ a far “quadrare” il peso di tutti i nostri acquisti.
XV giorno 19/02/08 Tra i quartieri coloniali della capitale …
Sveglia alle ore 5.30 e decollo per Lima alle 8.00. Dopo un volo di circa 50 minuti abbiamo intrapreso il tour del centro storico della capitale.Prima tappa è il museo archeologico che conta una vasta collezione di reperti preicaici ed incaici, notevoli i tessuti trovati nella zona di Paracas .Il cuore della città è Plaza de Armas , un luogo enorme, con al centro una fontana in bronzo unico elemento di stile coloniale. Sulla piazza si affacciano la cattedrale, il palazzo del governo, il vescovado e tutta una serie di palazzi pubblici adornati da splendidi balconi in legno. Abbiamo percorso le strade del centro ammirando l’ architettura coloniale fino a giungere alla chiesa di San Francesco. La facciata, tolto il portale principale, non è eccezionale, mentre bello è il chiostro decorato con azulejos. Si scende, quindi nelle catacombe, dove, anticamente, venivano seppelliti i morti di tutta la città, infatti vi si trovano più 25000 scheletri .Al piano superiore abbiamo visitato la biblioteca con migliaia di tomi antichi e con abbaini per illuminare i tavoli di studio, al centro anche due leggiadre scale a chiocciola. Non è stato possibile visitare la chiesa perché non era orario. Abbiamo consumato il pranzo in un ristorante tipico peruviano dove abbiamo gustato del pesce veramente eccezionale con porzioni pantagrueliche spendendo circa 5 euro a testa ! Abbiamo attraversato la caoticissima Lima, la cui periferia è veramente povera! Il pesaggio è vario, si passa da un deserto sabbioso, a zone fittamente coltivate, a grandi spiagge antistanti l’ oceano , quasi deserte. E’ straziante vedere che molte persone, in questa parte del Perù , vivono in capanne di canne intrecciate, alcune delle quali anche senza tetto, non hanno acqua ( viene portata loro da una cisterna un paio di volte la settimana a prezzi veramente assurdi) , né luce elettrica,e devono spostarsi per diversi chilometri per recarsi al lavoro. Siamo giunti a sera a Paracas ed abbiamo preso possesso delle nostre
stanze all’ hotel “ Mirador de Paracas “ piuttosto vecchiotto ma con una bella piscina. Abbiamo fatto una passeggiata nel centro del paese, che è veramente un piccolo nugolo di case in parte devastate dal terremoto che ha colpito questa zona nella scorsa estate. Dopo le ultime due chiacchiere al bordo della piscina ci siamo ritirati nelle nostre stanze.
XVI giorno 20/02/08 Un candelabro sul mare…
Partenza alle 8.00 dal molo di Paracas per le isole Ballestas. Prima sosta dinnanzi al Candelabro : una scultura su di un muro d’ argilla alta 177 m.e larga 54 dalla forma di cactus. Quale sia la sua funzione è ancora ignota ,così chi lo abbia scolpito; varie sono le ipotesi, non ultima quella di un segno lasciato da extraterrestri. Abbiamo ripreso la navigazione verso le isole Ballestas, che non sono altro che grandi formazioni rocciose prive di vegetazione ma fittamente popolate da pinguini, pellicani, cormorani, gabbiani leoni marini e altre varietà di uccelli.Queste isole vengono definite anche isole del guano perché ogni 4/5 anni vengono ripulite da quest’ ultimo per utilizzarlo come fertilizzante. Terminata la crociera ci siamo recati nella riserva naturale di Paracas. Qui il paesaggio è sensazionale: una zona desertica dai colori che vanno dal giallo,all’ ocra, al rosa, al grigio, contrastando il blu del cielo e dell’ oceano che si infrange su grandi spiagge deserte. Abbiamo visto ciò che rimane della Cattedrale dopo il terremoto dello scorso anno; questa non era che un arco di roccia proteso nell’ oceano che purtroppo è in parte crollato .Abbiamo proseguito verso una baia più riparata “La Lagunilla” dove siamo saliti su di un promontorio da cui si gode uno stupendo panorama della riserva. Malgrado l’ acqua fosse veramente fredda non abbiamo potuto rinunciare ad un tuffo nell’ oceano. Abbiamo consumato il pranzo in un grazioso ristorantino sulla spiaggia che ci ha servito capesante alla parmesana e pesce alla griglia veramente ottime ma… il conto è stato piuttosto salato! Ci siamo rimessi in marcia verso l’oasi di Huacacina, una vera oasi con un piccolo lago al centro nel deserto sabbioso, dove i peruviani vanno a fare i bagni nelle giornate calde. Abbiamo passeggiato tutto attorno al lago dove bambini sguazzavano in quelle acque ferme veramente poco invitanti. Anche tutte i locali sorti attorno al lago hanno tolto la magia che il luogo poteva avere.La strada che porta a Nazca si snoda quasi interamente attraverso il deserto e , prima di entrare in città, abbiamo visitato un laboratorio di ceramica che lavora ancora seguendo il metodo della cultura nazca. Siamo arrivati in hotel “Paradones Inn”, carino ma… senza ascensore!( Povero il facchino che ha dovuto trasportare la nostra valigia!) .Dopo la doccia siamo andati a fare 4 passi: Nazca è veramente una brutta città: sporca, con case abitate ma ancora in costruzione, con pochi negozi, con una piazza centrale squallida e nessun turista in giro. Alle 20.30 sono venuti a prenderci per accompagnarci a cena in un elegante ristorante con una bella terrazza sulla via principale ma il passaggio era piuttosto scarso. Nonostante ciò la cena era ottima ed abbiamo fatto una scorpacciata di gamberoni memorabile.Siamo rientrati a piedi in hotel per trascorrere l’ ultima notte in Perù.
XVII giorno 21/02/08 Le ultime emozioni prima del ritorno…..
Colazione in terrazza anche se il panorama non è affatto ameno. Alle 9.00 ci siamo imbarcati su un piccolo Cessna
a 5 posti per sorvolare l’ altopiano dove si trovano le enigmatiche linee di Nazca. La prima figura che abbiamo sorvolato è la.. balena difficile da individuare perché il terreno è solcato da una miriade di linee . Ma dopo aver preso le dovute misure con il terreno sottostante e le evoluzioni del piccolo aeroplano siamo riusciti con facilità ad individuare le altre figure come il ragno,il colibrì, la scimmia, l’ astronauta, il condor, il pellicano, il pappagallo, l’ albero, le mani ecc.L’ atterraggio è avvenuto dopo 40 minuti e via verso Lima, con una marcia di oltre 4 ore senza soste, con un caldo soffocante , in un paesaggio brullo e poco vario , in una delle zone più povere del paese. Una brevissima pausa per il pranzo e poi abbiamo ripreso la corsa verso Lima ma la nostra guida aveva veramente paura di farci perdere l’ aereo così non abbiamo potuto fare neppure una breve sosta a Pisco, una zona di grande produzione vinicola e del celebre liquore. Arriviamo in aeroporto con ben 4 ore di anticipo e , per fortuna, siamo riusciti a fare il Check-in subito cosi non abbiamo dovuto vagare per l’ aeroporto con i bagagli. Ci siamo spogliati degli abiti estivi ed abbiamo indossato quelli invernali in previsione del freddo che ci attenderà in Italia e , quindi, ci siamo consolati con l’ ultimo gelato di lucuma alla gelateria dell’ aeroporto ma era veramente immangiabile! Ore 20.55 il decollo per Madrid dove siamo arrivati dopo 11 ore di volo.Una interminabile sosta di 5 ore in aeroporto e poi altre due ore di volo verso Genova. Peccato solo che la nostra valigia non e’ stata imbarcata ed e’ rimasta a Madrid : l’ unica nota stonata di un viaggio veramente perfetto.
CONCLUSIONI: è stato un viaggio veramente fantastico… il sogno di una vita!Abbiamo vissuto intensamente questi 18 giorni e malgrado tutto non ci siamo mai sentiti stanchi.Il paesaggio è bellissimo e molto vario. Siamo passati dalle grandi spiagge sull’ oceano, al verde e alle pareti scoscese delle Ande,alle vette innevate di ghiacciai e vulcani,ai baratri dei canyon, alla flora lussureggiante dell’ Amazzonia, agli altopiani brulli e freddi popolati da vigogne e alpaca, al deserto. E poi la gente così colorata nei loro abiti con il viso segnato dal sole e dalla fatica; tanti bambini, costretti a lavorare già da piccoli facendo i lustrascarpe, i pastori, o vendendo piccoli oggetti d’ artigianato sui mercatini e basta una caramella per farli sorridere.Spesso le loro condizioni di vita sono così dure, specialmente sulle Ande, dove i terreni da coltivare hanno pendenze veramente impressionanti e ad altitudini tali in cui si respira a fatica solo ad affrettare un po’ il passo. Tanta miseria contrasta poi con lo sfarzo ostentato nelle feste popolari in cui si sfoggiano costumi ricchissimi, per indossare i quali la gente del posto è disposta a fare sacrifici per un anno intero..
Un doveroso grazie va alla Perù Paradise Travel e a Michele Mosca che ci hanno organizzato il viaggio fin nei minimi particolari : gli hotel ed i ristoranti si sono rivelati sempre di buon livello mentre il programma è stato rispettato alla lettera. Un grazie particolare va anche ai nostri accompagnatori, autisti e guide, veramente preparati e competenti.. Roberto e Manuel, Marvin e Giusy, Ortensia, Ernesto e soprattutto a Luis e Franco.
Il Perù rimarrà sempre nei nostri cuori.
giovanni.oliveri11@tin.it |
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Viaggio di Onoria e Norberto Fragiacomo |
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IL PERU’ SECONDO NOI…
di Onoria e Norberto Fragiacomo
Un viaggio a lungo sognato…da chi di Atahualpa leggeva e scriveva già ai tempi della scuola, e da chi semplicemente ha il vizio di viaggiare e voleva rivedere le Ande…
Colori, profumi nuovi, brividi di freddo la sera e uno splendido sole al mattino, la sabbia del deserto, lenevi eterne delle cime a 7.000 metri, la pizza cucinata da gente dalla pelle scura, e la chicha bevuta in un improbabile locale di Cuzco…tutto questo è stato il nostro Perù. Il delinearsi di un mondo che conoscevo quasi solo di nome, che associavo ai Paesi confinanti visitati in passato, alle foto sulle riviste…il prendere forma di una serie di nomi, lo scorrere lento del tempo, scandito da un accurato programma, definito nei mesi assieme agli organizzatori. Venti giorni da vivere all’altro lato del mondo…venti mattine per svegliarsi in posti nuovi, quasi sempre diversi, in riva al mare, o nella stanza con vista sul lago più alto del mondo, per trovarsi poi a far colazione circondati dai monti di Huaraz, o avvolti dalla nebbiolina di Lima. Ascoltando studenti di Puno cantare in quechua e mangiando un rocoto relleno, volendo provare tutto…anche gli antibiotici locali grazie alla nostra “incoscienza”.
Ogni nuovo viaggio, un libro di foto, aneddoti, storie da condividere con gli amici a cena, o sorseggiando un vino…dal sapore nostro, dopo tanti pasti bagnati di birra, cuzquegna, arequipegna, pillsen, e di tutte le altre marche che vivacizzavano la nostra tavola, e per me i succhi: jugos de papaya, de pigna, della frutta che in Italia non ha mai lo stesso sapore di quando la bevo là. Ora, i luoghi si associano ai volti dei bambini, vero spettacolo di questo mondo, coi loro abiti colorati, spesso segnati da fango e rammendi, i capelli scuri, pettinati male, i sorrisi grandi, guance accese, occhi neri, brillanti.
Spontanei, ti chiedono il riso rimasto nel tuo piatto, ti vendono un oggetto che forse hanno fatto proprio loro, ti vendono la loro fame, la loro storia, in cambio di molto poco. Sono belli, te li porteresti via tutti, ma non sarebbero altrettanto veri coi nostri abiti moderni, le scarpe alla moda…perché nemmeno noi siamo così interessanti come quei volti fotografati da lontano, visi di centenari al mio occhio, ma avranno forse settant’anni al massimo, racchiudono la storia di un popolo, le difficoltà, i giovani sogni sfioriti e racchiusi in due trecce legate che indicano una famiglia dietro, tutta un’esistenza.
Partiti un mercoledì mattina da Venezia; passando per la mia amata Madrid…un’ora dopo il decollo una tragedia…altri che partivano come noi, con le loro fantasie e curiosità chiuse in valigia, e che non sono mai arrivati…ma noi sì, a sorpresa in business class, verso Lima. A conoscere Giusy, Julio, primi contatti con Paradise Travel; ci danno il loro benvenuto in Perù.
L’auto corre veloce e abbandona il traffico di Lima, raggiunge la costa, il deserto sull’oceano, i famosi sassi del dottor Cabrera, il molo da cui ci imbarchiamo per raggiungere le isole Ballestas…Le chiamano le Galapagos del Perù, ed io alle autentiche non ci sono stata, ma i simpatici e piccolissimi pinguini di Humbolt, le grasse e pigre foche, mi riportano a immagini già viste, al largo di Puerto Madryn, in Patagonia. Spruzzi di acqua fresca sul viso e un sole che appare e colora il paesaggio, rende incantevole il quadro che nella mente dipinge la mia memoria.
Migliaia di conchiglie sulla spiaggia di Paracas, quel che resta della Catedral e le alte onde contro le rocce, le scogliere a picco, quasi come il Irlanda. Ma qui è inverno e ci sono almeno venti gradi… Un ceviche mixto, un pulpo al olivo, un bicchiere di chicha morada…semplici e affascinanti i piaceri della vita qui nel sud del mondo.
Meno di due ore di volo e siamo ad Arequipa, la ciudad blanca. Bella, bellissima. Con la sua piazza, le sue chiese, i mercati, i campi coltivati…con le sue spose, almeno otto ne abbiamo visto in meno di dieci minuti, provando un queso helado per non perderci il sapore di un dolce tipico. La lasciamo una fredda mattina alle tre, ancora avvolti nel nostro sonno, e in coperte di pile perché in macchina fa freddo…fuori l’erba è gelata, siamo a più di 5.000 metri, ma lo spettacolo del sole che sorge su chissà quale lago cancella la stanchezza. Insieme al caldo de gallina mangiato alle otto a Juliaca, la ciudad del sì…dovetutto è possibile.
In un giorno, abbiamo passato quattro volte il confine con la Bolivia. Ci sembra di esser tornati ai tempi dell’ex Jugoslavia, noi, che siamo nati in terra di confine.!
Siamo a Tiwanaku, e poi Copabacana. Non quella più famosa, ma una cittadina di vacanza sul lago Titicaca, con una bella chiesa bianca, ristoranti che offrono trote, donne dai vestiti colorati. Alterno cultura e passeggiate sulla Isla del Sol…minimo comune denominatore è la meraviglia: davanti all’opera dell’uomo, e a quella della natura. Di fronte, la Isla della Luna, una sorta di prigione galleggiante per detenuti politici…diciamo che poteva andargli peggio. Il contorno è meraviglioso.
Il lago è talmente sconfinato che ai miei occhi è un mare, piatto come il mio Adriatico, di un blu intenso molto diverso dal colore dell’oceano che abbiamo lasciato e che ritroveremo fra qualche giorno; visitiamo le isole galleggianti degli Uros, una sorpresa “architettonica”, opera dell’uomo, che all’interno delle capanne di paglia si permette il lusso di televisori anni
settanta e impianti hi fi…Strano effetto, ma anche questo è il Perù. La piccola Lise ci accompagna in barca, sorride alla vista del cioccolato che le offro, è paffuta e amichevole. Quattro anni. Tra poco canterà in inglese canzoni per i turisti che si allontanano. Spettacolo forse non esaltante, ma fa sorridere.
Due etnie: quechua e aimara, due storie, fisionomie e costumi diversi. Una trota e la minestra di quinoa sull’isola di Taquile, e abbandoniamo il Titicaca per raggiungere Cuzco. E meravigliarci davanti all’imponenza di Raqchi, sito inca a noi sconosciuto, davanti ad un alpaca che fa il giro dei tavoli del ristorante in cerca di pane o verdura, o tra gli avventori di un “localaccio” di Cuzco dove i cuy girano tra le nostre gambe prima di finire in pentola…
Ci aspettano il Valle Sagrado, Sachsaywaman, Ollantaytambo, Machu Picchu:, con le loro particolarità, le mura incaiche che sono un capolavoro di architettura e ancor oggi non trovano una spiegazione, i campi coltivati fatti a terrazzamenti, la natura dei cereali che veniva modificata cambiando il loro habitat…Tutte le spiegazioni a me suonano nuove, e sono sorprendenti. Le lotte, un grande impero, la caduta per mano degli “oppressori” spagnoli…Che dire, imparo tutti i giorni qualcosa di nuovo, diventano vere le immagini viste in passato su giornali vari, la mia foto a Machu Picchu è la testimonianza che lassù c’ero anch’io. Lassù…è buffo; in realtà si scende per raggiungere la città, ma le montagne e le gole profonde fanno piuttosto pensare ad un luogo in cima al tetto del mondo. E siamo “solo” a 2400 metri, divorati da zanzare e moscerini, sorpresi dallo strano clima tropicale…
Dalle empanadas semivuote che avevamo accuratamente scelto in una panaderia, dalla scomparsa dei turisti sul calar della sera.
Scende rapida l’oscurità in Perù, e noi torniamo a Cuzco, per un ultimo saluto alla città dalle mille chiese imponenti, dei musei, dei ristoranti gremiti di stranieri in cerca di pizza e pasta. Del locale moderno dedicato a chissà quale strega e nascosto in un vicolo stretto, dove per mezz’ora ci dimentichiamo di essere in Sudamerica, parliamo con la proprietaria tedesca bevendo un ottimo pisco sour.
Poi verso il nord, a veder scorrere le spiagge della costa sotto i nostri occhi, mentre un comodo autobus ci porta a Trujillo, poi a Chiclayo, a scoprire le Huacas della civiltà Moche, le loro tombe, colme di oggetti preziosi e di testimonianze di quel popolo che ha preceduto gli Inca. Affascinante davvero, questa parte di storia di cui io personalmente sapevo ben poco. Si narra di sacrifici sanguinari, di enormi ricchezze, di sacerdotesse influenti, e tutto è ancora raffigurato sulle pareti che gli archeologi stanno riportando alla luce. Consiglio questa parte a chi vuole scoprire che prima degli Inca in Perù esistevano popolazioni molto avanzate, da cui loro hanno certamente imparato. E ancora, Chan Chan.
Una sogliola ripiena di frutti di mare è il miglior saluto che possa darmi l’oceano che sto abbandonando per conoscere le alte vette della regione di Huaraz, le montagne bianche di neve, il paesaggio incantevole deturpato ahimè da case mal costruite, da strade fangose, da negozi magazzino. Un territorio messo a dura prova da valanghe e terremoti, che pure riserva piacevoli sorprese come il Lago Llanganuco e la cordialità dei suoi abitanti. Certo, qualche giorno in più non sarebbe guastato da spendere a quasi quattromila metri, per dedicarsi a un trekking e magari a conoscere la civiltà Chavin.
Ma tre settimane sono lunghe e al tempo stesso volano, intense di avventure di nozioni di volti incrociati e sensazioni vissute; a noi resta una mattinata a Lima, soprattutto per conservare un sapore dolce di questa enorme capitale, il sapore della crocchetta di patate gustata in uno dei più antichi caffè del centro, perché la città che abbiamo visto sempre avvolta di pioggia sottile e nuvole grigie, alla fine mostra il sole, una zona pedonale incantevole, il lento flusso della gente che passeggia per strada e si perde tra locali e chiese. E noi ammiriamo le case dalla fisionomia europea del barrio San Isidro, e le confrontiamo in silenzio con le baracche scorte da lontano quando il primo giorno viaggiavamo verso sud, abbandonando
Lima. E c’è l’uomo d’affari con la cravatta e la ventiquattrore, e il giovanissimo saltimbanco all’incrocio della strada. C’è il locale di lusso, e l’angolo di una cucina che sembra privata dove provare l’ultimo caldo de gallina. C’è tutto in questa immensa città; nel negozio di artigianato ripercorro tutti i mercatini visti nel mio viaggio itinerante, rivedo gli sguardi dei bimbi, il blu del lago Titicaca e il freddo dei risvegli a Cuzco.
E torno a casa con una storia nuova da raccontare.
fragiaco@antonvenetavita.it |
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Viaggio di Mirella D'angelo |
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MAGICO PERU'
Gruppo numeroso anche quest’anno siamo in 27!
Siamo partiti il 7 agosto da Roma con un volo della Lufthansa diretto a Caracas, abbiamo poi proseguito per Lima con la Copa airlines, compagnia panamense .
Purtroppo siamo arrivati a Lima senza bagagli……sensazione particolare, senza niente, neanche lo spazzolino da denti e dopo 20 ore di viaggio lascio immaginare…..il nostro referente Michele Mosca della Peru’ Paradise si è fatto carico di questo contrattempo…speriamo bene!.
Dopo aver acquistato i generi di prima necessità abbiamo lasciato Lima ed abbiamo proseguito per la riserva di Paracas abbiamo fatto la meravigliosa crociera alle isole Balestas ed abbiamo ammirato tutti i bellissimi ospiti, numerosissimi uccelli, pinguini, leoni marini, poi abbiamo proseguito per Ica, quindi Nazca ( qui purtroppo non abbiamo potuto fare il sorvolo, causa perturbazione…….sarà per la prossima volta!) Proseguimento del viaggio…….senza bagaglio alla volta di Arequipa dove, dicono dovrebbero essere arrivati nel frattempo i nostri bagagli!
Arequipa città bellissima, forse meritava più giorni, ma non si può avere tutto, comunque con nostra gioia abbiamo trovato in albergo, alla Casa Andina, i nostri bagagli, purtroppo non tutti e 27, ne mancava uno quello di Vanda che nonostante le promesse quotidiane non lo abbiamo più trovato! …..da qui la bellissima escursione al Colca ( qui purtroppo il soroche mi ha acchiappato...ma del resto il passo che si supera è a 4900 metri...), qui abbiamo alloggiato a Chivay in un albergo carinissimo, il Pozo del ciel, tutto in pietra davvero indimenticabile, come indimenticabile è stato l'incontro l'indomani con il condor, e chi se lo dimentica!
Escursione molto molto carina e non solo per il condor ma si attraversano dei paesaggi davvero spettacolari!
poi ritorno ad Arequipa e proseguimento per Puno ( emozionante la visita alla necropoli sallustani...) qui giornata completa sul lago Titicaca visita alle isole Uros ( se sono solo turistiche………. meno male che ancora esistono...) e all'isola Taquile ...522 gradini, che fatica,ma il panorama mozzafiato con le coste della Bolivia ripaga di tutta la fatica!
Poi finalmente Cusco, quattro giorni sono forse pochi per visitare la meravigliosa città e le meraviglie dei dintorni, Pisac forse il sito archeologico più bello e più panoramico della zona dopo il Macchu Picchu, Ollambaytambo con il suo tempio del sole, Chinchero, le saline di Maray,
E il bellissimo anfiteatro di Maras dove abbiamo fatto il famoso rito per ricaricarci di energia!!
Tutta la valle Sagrada con il fiume Urubamba , tutte le rovine dai nomi impossibili vicino a Cusco e poi…... su tutto il Macchu Picchu!
L’ escursione al Macchu Picchu l'abbiamo fatta in bus fino a Ollambaytambo poi treno vista dom per Acqua Calientes e poi...la meraviglia delle meraviglie. Macchu Picchu!
Devo riconoscere che nonostante erano anni che preparavo questo viaggio, guardando documentari, foto, guide, mai mai e poi mai avrei potuto immaginare l'emozione che ancora provo a ripensare a quel giorno!!! nessuna descrizione potrà mai far capire solo minimamente quello che è realmente quel sito, forse è la locazione del posto, forse sono le nebbioline, forse è il sole che filtra piano piano, forse è la maestosità della città intatta...non lo so ma è davvero un posto UNICO al mondo !Una cosa che porterò sempre nel cuore è il sorriso del popolo peruviano che, nonostante a volte potrebbe a ragione essere triste, è
sempre prodigo di serenetà e dolcezza , un popolo davvero meraviglioso!
Abbiamo fatto questo tour meraviglioso organizzato su internet con Michele Mosca della Perù Paradise spendendo una cifra abbastanza modesta, tranne naturalmente il volo intercontinentale. Siamo davvero molto soddisfatti dell’organizzazione che abbiamo avuto grazie a tutte persone davvero capaci e competenti che ci hanno fatto da guide, accompagnatori e autisti, tutti si sono prodigati a rendere il nostro viaggio, davvero un viaggio meraviglioso! Al rientro ,la sistemazione delle foto, la vista dei filmati, l’ascolto delle musiche e la sistemazione dei vari acquisti, non sempre di ottimo gusto e soprattutto gli incontri e i racconti delle proprie emozioni completano il lavoro iniziato molto tempo prima, ma non lo finiscono assolutamente perché le emozioni che si sono provate resteranno sempre vive dentro di noi. Forse abbiamo avuto situazioni poco piacevoli, dovute spesso alla sfortuna, contro la quale nessuno può….ma in conclusione penso che debba essere considerato per tutti un meraviglioso MAGICO viaggio! MIRELLA.
mirella.dangelo@tiscali.it |
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